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La scimmia mischia le parole

Monkey detonator - Banksy

La scimmia stava leggendo. Nei suoi occhi brillavano le tavole sinottiche del senso del suo blog. Erano occhi evolutivi che contenevano le emozioni consumate dagli sguardi di 9 milioni di anni. Gli occhi della scimmia erano titanici, sprizzavano l’onnipotenza degli esseri coscienti che hanno rinunciato alla pietà dell’oblio del proprio passato.

La scimmia faceva scorrere lo sguardo e prendeva appunti sui simboli ripetuti e sulle allegorie ricorrenti, schematizzando i significati nascosti e le intuizioni involute. La scimmia scherzava, ma seriamente, e non comprendeva esattamente quello che stava facendo, lo faceva e basta perchè così sentiva.

La scimmia dondolava sulla spalla dell’uomo che la sognava, si muoveva ritmicamente senza levare gli occhi dallo schermo e sembrava non perdere mai il filo fuorviante dei propri affari. Era un primate che primeggiava in intelligenza ma scarseggiava in socialità. Esule dal branco si dedica all’interpretazione e faceva fiammeggiare quelle sue pupille invasate.

Dopo anni di rigoroso auto-addestramento riusciva a sopperire ai bisogni che di solito venivano assolti dalla comunità. La scimmia riusciva a crearsi nemici, a odiarli e a sognare di ucciderli per il semplice motivo di creasi un’identità fondata sulla distinzione e con il banale movente di rivalsa contro ciò che era peggio.  Tutto in perfetta autonomia e con distacco signorile. Un’animalità raffinata, quasi umana che conosceva la strada del dolore ma non sapeva dove conduceva, per questo il quadrupede si sentiva libero di costruirsi idoli a sua immagine e dis-somiglianza e poi adorarli in cerimonie (ceri-manie?) solitarie.

La bestia coltivava la virtù, forte e fiera dei suoi pollici opponibili – qualità degli esseri supremi – che la faceva sentire migliore degli altri animali. Inoltre, baldanzosa della sua posizione (quasi) eretta che le consentiva di sputare sugli esseri striscianti, la scimmia urlava stridula e mischiava le parole, orgogliosa del baillame senza senso che ne fuorusciva. Un pastiche continuo che goccia a goccia le faceva quasi perdere le sembianze scimmiesche, facendola, insomma, sentire quale elemento conclusivo di quella traballante scala evolutiva di cui blaterava quel buffo osservatore di procellarie.

Forse una nuova specie! Forse l’inizio di una nuova origine grazie a un nuovo delatore. Gustava il trionfo e la gabbia non disturbava più di tanti i suoi puzzle di pensieri, “la scimmia era allegra” pensò allungando la zampe tra le sbarre.

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  1. 9 luglio 2010 alle 06:29

    Scimmia ascolta, scimmia fa

  2. 9 luglio 2010 alle 09:45

    La scimmia non defrag, però trova tra i suoi puzzle di pensieri la strada. Il segreto è anche nel seguire il sentire, con stile.
    La scimmia scherzava, ma seriamente, e non comprendeva esattamente quello che stava facendo, lo faceva e basta perchè così sentiva. Già.

    • 9 luglio 2010 alle 14:36

      Già, la scimmia sente, la scimmia segue, a volte funziona ma non scorge mai la destinazione.

  3. 9 luglio 2010 alle 15:58

    Sei tornato! In barba alla mie paure sulla caducità.
    La destinazione è una grande fregatura, è la strada che conta. Tanto ci sono sempre nuovi arrivi…

  1. 11 luglio 2010 alle 00:07
  2. 4 settembre 2010 alle 15:31

Spazio al dissenso

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