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Un episodio tra i tanti (una cartolina da un luogo inesistente)

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Spero che tu abbia di meglio da fare che leggere queste righe, io invece non ho nulla di meglio da fare che scriverle. Penso ci sia qualcosa di più da raccontare di quello che rimane imprigionato tra i puntini di sospensione e le emoticone insensibili, un magma fluido che è il nocciolo di quel che uno è. Ma i percorsi di conoscenza si muovono su onde superficiali che portano al largo e allontanano sempre di più le misere zattere dei tempi e delle voglie di comprensione.

Non è un problema, si abbraccia, si sorride, si consola interpretando l’attitudine conforme delle persone medie. La media si fa prendono uno psico-sociopatico e una persona felicemente integrata, si dividono per due i loro pensieri, le loro abitudini e i loro comportamenti e si moltiplica per i 2/3 delle regole sociali comunemente accettate. Per forza di cose i migliori e i peggiori sono scartati, il loro sentire viene svuotato nel presente per diventare future eresie, arti e avanguardie.

E se io sono il migliore di tutti, qualcuno deve pur esserlo e – sia detto come inciso dell’inciso – non è di per sé un merito, questo fa bene a tutti almeno finché vigerà l’obbligo di perdersi nella palude delle modestie false e obbligate. Come se ci potesse essere qualcosa altro, qualcosa oltre un’assoluta idolatria di sé stessi, del nostro sentire l’universo, del nostro corpo che cannibalizza l’anima degli idoli. Sui nuovi altari la tecnologia non fa poesia ma rende la fede un manufatto ripetibile e affidabile e di fronte ad essa nessuna commozione, nessuna pietà solo delle pulsazioni sintetiche di un cuore trapiantato, onde ritmiche come crepe profonde che vibrano nella gabbia di ossa.

In luogo dei desideri sfileranno rabbie perché trovare succedanei è un arte, ma trovare placebo è evoluzione sociale quando l’unica cosa di sensato che rimane è reprimere nel sangue i pensieri dissidenti trasformandoli in assenti spontanei sulla linea dei volontari a cui si chiede di dare un passo (nel baratro) per proporsi. E che ci sono modi e modi per assenti. E per fingersi presenti. Per sembrare ossessionati o per recitare da perduti. Come in una notte metafisica dove sfilare lievi e visibili come anziani saggi senza più memoria. Noi ci crediamo, affranchiamo e spediamo.

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  1. 6 luglio 2010 alle 15:04

    i puntini di sospensione sono il Silenzio buono.

    Non avevo di meglio da fare, e allora..
    e poi c’è questo video, e i topini, e allora lascio traccia.

  2. 6 luglio 2010 alle 17:11


    pensa se i topini avessero visto un’ape…

  3. 6 luglio 2010 alle 18:28

    avrebbero esclamato “guarda.. è la Special!”
    questa è tremenda, lo so (…)

  4. vania
    6 luglio 2010 alle 21:13

    …i puntini…servono per pensare la parola successiva…cioè per cercare di non dire cazzate…e ripeto CERCARE….
    …alla fine ci sono parecchie cazzate….pensate….:))))))))))
    ciao 🙂
    Vania

  5. vania
    6 luglio 2010 alle 21:15

    ..in questo tempo storico dove….

    ciaooo Vania

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