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Un lampo altera la soglia percettiva della quiete

Questo momento fuori tempo, un lampo arcaico – con un ritardo di decine di anni – mi travolge, un grand guignol personalizzato. Via i rasoi, non c’è più bisogno di mentire in questi giorni di lutti e disperazioni in cui tutto è spoglio in quanto arso da una collerica epidemia di realtà.

Un battito inverso su partitura metodica, una scossa elettrica che svuota l’atrio destro e invade quello  sinistro, come passeggiare nel buio dei campi elisi e scoprire di non avere più bisogno di muri da prendere a pugni. Un fatto di volontà e disciplina a raggiungere la fine con piglio severo.

Girarsi e smettere di guardare quelle macchie rosse che conosci nei dettagli come antichi ricordi, come vecchi amici o freschi nemici, salutare compostamente la compulsione, la muta nera selvaggia che ti trascina nel pozzo della compassione.

Quello che in natura è lampo, nell’organismo è dose di adrenalina, brivido di attenzione che blocca lo stomaco e la salivazione. Il lampo squarcia il buio e indica il sentiero, definisce il burrone, dando coordinate al percorso.

L’avambraccio smette di essere una tela perchè una quiete improvvisa spoglia il batticuore – che si si perdoni l’idioletto da feuilleton ottocentesco -, l’epidermide si svuota di colore, si libera della vita e dell’arte tornando a essere cosa inerte ma viva, il battito si fa regolare come il flusso polmonare. Nel momento in cui percepisci la luce sai che il pericolo è scampato ma il cuore non lo sa – ugualmente il calabrone vola anche se in teoria non potrebbe – e pompa insensato. Allora respira che il temporale si allontana e presto il sereno sarà carestia.

Tra queste righe rimane una sola parola non detta, ma è talmente gridata che non accetta scrittura, quindi residua solo l’interrogativo di quanto forte sia il desiderio per gli stimoli sovraliminali.

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  1. vania
    4 luglio 2010 alle 10:14

    Bentornato !
    ciaoooo Vania 🙂

  2. 5 luglio 2010 alle 07:14

    Ciao Vania, continue fughe, eterni ritorni.

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