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Irruzione iconoclasta nel cimitero dei vivi – Parte 2: liberazione

Dedicato a tutti i sommersi che si sentono profondi

Continua da Irruzione iconoclasta nel cimitero dei vivi – Parte 1: devastazione

Distruggevo le lapidi felici, devastavo il marmo sorridente. Forse qualche draconiano difensore della fede e dell’ordine costituito chiamerebbe questi delitti contro la pietà dei defunti. Pietà? La pietà è liberarli dagli inganni temporanei dei travestimenti temporanei, pietà è la liberazione dal loro doloso oblio. Sputo sulle lapidi commemorative dei caduti di guerra, banda di idioti. Che gioia devastarne il monumento, quale inebriante soddisfazione decapitare i monumenti funebri degli eroi e dei servitori dello stato di schiavitù.

Mi guardo intorno ed è un macello. Sento vibrare un brivido quasi erotico nella sua elettricità. Ho trasformato l’ordine chirurgico dell’alveare contabile in un lapidarium anarchico, il cimitero è un’unica distesa di rovine circondate da una spessa nube di polvere impalpabile. Mi trovo a pensare che sono un distruttore di un mondo in decomposizione e sorrido alla mia compiaciuta retorica nichilista mentre mi scaglio contro un gruppo scultoreo che rappresenta una pessima deposizione.

Il combattimento volge quasi al termine come il fracasso delle lapidi spezzate, ora finalmente i morti sono vivi, liberi da quella prigione. Mentre i vivi rimangono morti. Non penso ad altro, accendo una sigaretta e, lontano, se tendo l’udito, si espande una nenia quasi impercettibile:

tutti i bambini sono pieni di odio nelle strade del petrolio…”

Quel suono mi fa paura, mi volto dall’altra parte e scorgo una lapide che ho lasciata integra. È liscia con solo due parole latine incise “in memoria”. Tra tutti i residui che ora navigano nella nuda madre terra scorgo tutti questi volti divini forgiati grossolanamente, una serie infiniti di obbrobri, grevi maschere di dolore. Bisogna distruggere ogni immagine soprannaturale, siamo solo poveri mortali che non possono reggere quella vista. Allora infierisco sulle statue già ferite e le sfiguro di slancio e il marmo si accascia in pezzi spessi e taglienti lasciando ammirare l’anima – finalmente – candida.

Tutto è morto qui tranne i fiori di plastica, incastrati in un’eternità chimica di un demiurgo sadico. Scortico le elegie scolorite nel puzzo di fiori marci scansando ragnatele, polvere e insetti di vario tipo. È un regno selvaggio per sudditi terrorizzati. Scoperchio tombe, scavo ma non c’è nulla, i morti paiono morti di solitudine o di ipocrisia. Deceduti questa volta (l’ultima?), di una morte dissolvente e non sociale. Quanto ho aspettato questo momento, non lo sapevo, ma era così. Profano le cappelle con la forza sovrana della mano che piega l’acciaio, che mi importa se Foscolo si rigira nel suo di sepolcro? Qui nella casa dei morti cerco i ciechi defunti che penso avranno riacquistato l’eguaglianza del buio.

Questo è il mio oltretomba, sapere cosa c’è oltre le tombe, capire la follia di una società preoccupata più a dare riposo ai morti che ai vivi. Ho concluso il mio inferno tascabile, ora servono solo degli acuti che si alzino si questo coro osceno. Nello sfacelo del macellaio espugno tra le mie ultime forse residue l’acutezza del chirurgo. Dalla spada al bisturi, individuo quella terna che cercavo fin dall’inizio di questa mattanza. Distruggo quella tomba che porta scritto 2000 con scritto solo le iniziali M.G. E rido. Rivedo poi quella lapide del 1999 che riporta il nome M.G.P. il cui dolore insanabile forse si è sanato tanto da far sembrare false quelle lacrime un tempo vere.

E trovo, per finire questa mia dannazione, l’ultima lapide che qui è stata posta. Porta una data: 1 luglio 2010. Hic et nunc. È un motivo o un presagio? Non ho risposte ma so che non poteva essere altrimenti. Liberazione eburnea, eccomi. La devasto come le altre due. Sono esausto ma sereno. Ho fatto il mio dovere, ogni bravo bambino distrugge tutti i monumenti che incontra, devasta gli orologi che gli impongono, mette a ferro e fuoco tutte le macchine che gli affidano.

Non è abbastanza, ma per oggi basta.

tutti i bambini sono pieni di odio nelle strade del petrolio
tutti i bambini sono ebbri di hashish nei sentieri del consumo
tutti i bambini sono colmi di morti nel percorsi delle menti”.

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  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. 2 luglio 2010 alle 18:47

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