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Irruzione iconoclasta nel cimitero dei vivi – Parte 1: devastazione

Dedicato a chi non distingue una metafora da una meteora

Una strada desolata, un paese dimenticato, una cantilena straziata:

tutti i bambini sono pieni di odio nelle strade del petrolio
tutti i bambini sono ebbri di hashish nei sentieri del consumo
tutti i bambini sono colmi di morti nel percorsi delle menti”.

E’ una giornata perfetta per distruggere la propria lapide e scrivere il proprio epitaffio. “Ne conosco 6 su 8, ne conosco 6 su 8”.

Avrei potuto entrare dal cancello principale ma preferisco scavalcare il muro di cinta che mi colpiva perché da lontano sembrava immacolato, una tela bianca pronta per il pittore di provincia. Sono fuori del cimitero, sul lato sinistro, accanto a me scorre come un fiume nero quel maledetto muro bianco, nessun graffito – strano – ma solo parti scrostate che assomigliano alle macchie di Rorschach. Guardo con intensità è faccio il test: vedo bambini armati di chillum e accette a lancette grondanti sangue. Meglio non dirlo al psichiatra.

Di fatto non c’è motivo per cui io sia qui, non c’è senso perché io faccia quello che mi appresto a fare. Ora sono dentro il campo santo (?), dentro il luogo del riposo eterno per fare giustizia per dare libertà e rendere eterno ciò che veniva ingabbiato in gabbie di caducità. Ero qui per distruggere le tombe sotto un solo a picco più assassino e feroce di me. Non so per quale raptus, per quale nevrosi clinica ma mi trovo lì con un piccone in mano e il martello stretto nella mano sinistra pronto a decimare le lapide e profanare i sepolcri. Perché tutta questa violenza in un luogo di pace? È un inganno! È portare la pace in un luogo violento.

Comincio come una furia avventandomi su ogni tomba, reliquario e lapide a vista, come un sufi epilettico, fendendo colpi a piene mani verso ogni lato. Corro, colpisco e urlo saturo di gioia e commozione. Questa è l’eternità. Vibro il piccone ovunque e sono coperto di polvere, residui di marmo, terra. Sono insudiciato in questa melma mista al sudore. Il sole picchia e nella mia testa non è arrivato Copernico e ho depistato Foucault. Il sole sembra volersi spegnere consumandosi su di me.

Mentre decapitavo quelle madonne piangenti, mentre sradicavo qui bulbi oculari vuoti sentivo che la condanna sociale era nulla rispetto al rispetto che dovevo a me stesso e alla mia missione etica. Un’iconoclastia non più eretica si risvegliava dopo secoli rinvigorita da fresche propulsioni luddiste. Non era vandalismo, nessuno poteva crederlo, anche se il giornale locale il giorno successivo questo avrebbe detto. Chiunque sarebbe potuto arrivare al significato simbolico di quello che stavo facendo con orgoglio e senza risparmio di fatica. Chiunque, non serviva un esperto di etica, bastava persino un giornalista, ma avrebbero fatto finta di niente e io certo non mi sarei preso la briga di spiegarne il simbolismo.

Grondavo sudore, era un faticosissimo dovere. Mentre saltavo tra una tomba all’altra in cerca di lapidi degne della mia ferocia leggevo gli epitaffi mostruosi, mi godevo quella patetica fiera della banalità, mi beavo di quel vuoto retorico che andavo devastando con furore. L’amore e l’affetto scolpiti, il ricordo e la preghiera graffitati.

Erano solo parole fasulle. Madri, padri e figli esemplari, esemplari – capite? – un esempio per noi tutti. Ma qual è l’esempio? E morire e non protestare? Eppure tutti protestano, solo che non serve a niente.

Feci un giro per cercare le tombe più vecchie, mi chiedevo quanto resistevano i simulacri della memoria. Ne trovai una dell’ultima trentina di anni del diciannovesimo secolo. La devastai con attenzione, prima con soddisfazione, poi con crescente delusione. Così labile il ricordo umano? Statue e busti abbondavano, madonne, santi e cristi si affollavano come il traffico nell’ora di punta, la parte del leone (o bestie similari) – la facevano i Gesù crocifissi e infilzati e le vergini piangenti. Mancavano invece gli amorini, le muse, i cupidi, le furie, i gargoyles… quanta poca fantasia, che tedio!

Continua il 2 luglio 2010 con Irruzione iconoclasta nel cimitero dei vivi – Parte 2: liberazione

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  2. 14 aprile 2012 alle 16:28

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