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Ai lati di sogni gracili

Lato A

I compagni e le compagne non tradiscono. Per quanto difficile, per quanto torturati, per quanto affogati. Non tradiscono, si dovesse morire soli in questo villaggio di traditori, spie e sicofanti. Mani chiuse contro le mani armate dei farabutti, parole povere contro i vaniloqui degli intellettuali prestati al nemico, castità miserevole contro le libagioni delle prostitute del potere.

I compagni non abbandonano i compagni anche quando tutto è perduto e un intero sistemi di valori si appresta a crollare, non lasciano il campo anche se la lotta volge alla disfatta, non rinunciano agli ideali anche quando i presunti amici l’hanno fatto. I compagni e le compagne perdono perché a volte non si può non perdere e la volontà, per quanto ferrea ed eroica, non piega la realtà.

I compagni e le compagne muoiono consapevoli che l’ora della tomba è  solo il tempo di giocare allo schianto della coscienza e il sangue dei compagni è una trasfusione di essenza umana alle masse schierate in retroguardie meccaniche luccicanti di guinzagli a scatto.

Lato B

Mi mancava il fiato e non sentivo più le gambe, intorno e di fianco era un cielo apocalittico su nubi ellittiche, pioveva ferocemente come se fosse la violenza crudele di una punizione divina e in quella tempesta vedevo chiaramente tutti i sogni iscarioti che sotto il diluvio atterravano su reti asciutte. Erano sogni scorticati di parole ed erano reali e non semplici alterazioni di una mente surreale, erano sogni inchiodati su una croce nera, morsicata da cani rognosi, sogni che grondavano sangue da ogni poro di corpi nati già mummificati, sogni allucinati come droghe scadenti vendute a puttane ladre e tossiche.

La pioggia faceva più rumore del cuore che batteva il tamburo di un delirio tachicardico, un ritmo impazzito che bagnava di furia canzoni prosciugate che erano i canti supremi. Erano gli inni alle liberazioni estreme che labbra strenue cantavano in modo innato con movimenti labiali inevitabili sotto occhi asciutti. E quella sensazione opprimente di dover dire qualcosa (hic omnia tibi dabo) mentre la città resta a guardare indifferente (oh, basta respiri… basta parole…). E quelle  dita (che dite) che sfiorano il vetro come una piaga di desiderio, come ustioni in viscere remote.

silenzio

silenzio

silenzio

silenzio

silenzio

silenzio

silenzio

silenzio

silenzio

Ghost track

Bisogna ignorare la realtà per costruire sogni splendidi e poi accettare una realtà meschina per sotterrare sogni insostenibili.

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