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Conversazioni con i fantasmi della caducità

Ti parlo di tutte le cose sbagliate che ho fatto. Cose cattive, cose stupide. Dico basta alla colpa e alle accuse reciproche. Ore c’è solo un vuoto che non si può più colmare. Le persone si prendono e si lasciano, si fanno promesse di eternità che poi si scordano al primo litigio. Bruciano e si spengono e le ceneri diventano preda di un vento triste e senza direzione.

Targhe di ottone sulle lapidi con scritte strazianti, credutissime falsità, tutto si stempera, tutto scolora, tutto si dimentica. Le madri esemplari e gli amatissimi figli. I sacrifici degli eroi diventano toponimi strani. Niente rimane nelle menti dei non folli. Ardere per cose di dieci anni fa è cosa da psicotici.

Così sia. Tutto vano, tutto caduco. L’ho visto nei cuori incisi nel legno, nei lucchetti vicino al mulino di Praga. Ci ho riflettuto sulle tombe lasciate all’incuria di una solitudine che è peggio della morte, peggio del tumore, peggio della morfina non donata. Dobbiamo scordare per sopravvivere, goditi il dolore fresco e lascialo defluire nei simboli che si impolverano. Perché ognuno dentro di sé coltiva un affresco di unicità che è solo la corruzione di un codice imposto e adottato, un alfabeto che non è nobile ma che ci fa sopravvivere e in cui l’ipocrisia, che tutti demonizziamo, regna incontrastata.

Sputa pure e nega. Tanto lo sai. Le lacrime sono fluidi oculari per sfogare un’emozione, l’emozione non si tange, non può godere di quella umidità che ci rende umani. Almeno agli altri occhi, quelli non umidi. Non c’è soluzione e, se c’è, io non la conosco e se la conoscessi non la rivelerei.

Se pensi che io sia nichilista, te lo concedo. Ognuno vuole le sue vittorie, i suoi cimeli con cui difendersi dagli attacchi del super ego. Sono stanco e non c’è riscatto e non c’è requie e non c’è oblio. Tu cerchi un senso che non c’è, una coerenza che non può esserci. Io taglio corto, anticipo il futuro, mi sottraggo dal finale scontato. Niente storia d’amore tragica, niente dramma fuori da me. “Sei sempre la più bella”, “ti amerò sempre”. Vaffanculo. Ai tuoi demoni, ai tuoi vampiri, ai tuoi sogni, ai tuoi errori. Alle strategie sceme, all’estremo buttarsi a corpo morto nei sentimenti. E se dobbiamo essere infelici, scegliamoci qualcosa di più eroico invece che paranoico. Si perde e non deve importare a nessuno. Tu non sei la gente, la gente che pensa che bisogna vincere e realizzare i sogni come negli happy end dei film da botteghino. Tu lo sai che non si può e, per qualche ragione che non ammetti, non si deve. Perché quello che è giusto è più importare di quello che vogliamo. Perché non possiamo cedere e tanto il tempo ha, ovviamente, vinto.

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