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Fiammate & fuochi fatui

Quanta sicurezza in questi tempi incerti, una disciplina che dona un senso, disciplina vera, già abortita ma che si realizza lo stesso nel suo spezzarsi. Disciplina rara con l’orgoglio dei sacrifici e e il plauso di ammirazione per una folle abnegazione. Quella disciplina ossessiva, coercizzante dei martiri e dei visionari, le fedi atee nelle cause. Leggo, scrivo e schivo. Un immenso accumularsi di cose da buttare. Idee, rimpianti, rimorsi, sogni perchè dicono in giro che sono tempi duri, tempi brutti, un’era buia e stretta.

In questi giorni conta solo ciò che ha valore, il valore dei prodotti e il prodotto come valore. Io sono un prodotto ma non ho valore, sono un prodotto da buttare, un inutile arnese del ventesimo secolo, un ferrovecchio di idee arrugginite, idee di altri tempi. Tempi vecchi, ideali appassiti ora che sono morti tutti gli Uomini, ora che finalmente la Terra è deserta ed è tempo di essere felici in questa era di esilio in una distesa meccanica che nulla nasconde allo sguardo.

Muore tutto ma nessuno piange, tutto crepa di solitudine ma non bisogna intristirsi, è una crescita, anche l’estinzione è uno stadio del progresso, non su tutti i lati ma in alcuni sì. In una parte del fiume non suona l’allarme anche quando la piena è in piena vista, non preoccuparti, non urlare, non scappare. Resta fermo, torna indietro e poni la mano sugli occhi, con gesto fermo e virile. Non guardare che non si può vedere, la tua vista sarà il tuo cuore, una convinzione ferma, una fede solida nella descrizione della luce nella tua tenebre.

Non lo puoi controllare e quindi ne sei controllato perchè un metro di catena in più è una forma di libertà, non lo riesci a vedere e quindi ne sei osservato riuscendo a dimenticare che dovresti ricordarti che dovresti scordarti di chi sei, di chi eri e di ciò che non sarai. Pochi passi e sarai lontano dal massacro dei ricordi, libero dalla prigionia della memoria, del peso folle della coscienza, libero, libero, libero, come le fiamme che leccano il cielo danzando senza limiti, invincibili nella loro schiavitù dal combustibile. Dietro quelle fiamme danzano le ombre che possono permettersi l’oscenità in quanto protette dai chiaroscuri dello spettacolo dell’incendio.

Ripetiti “quanto mi manca“, ma io so chi sono, sono tempi brutti, ma io conservo gelosamente brandelli di memoria. Mi ricordo quel cadere in profondità, quella vertigine di ascesa, non scorderò mai quel brivido di identità, quella esaltazione di appartenenza. Non scorderò quei passati.

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  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. 3 luglio 2010 alle 12:23

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