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La mappa del disorientamento

7 gennaio 2010

Stiamo costruendo un percorso preciso, lento e chiarificatore. Ogni indicazione aumenta il disorientamento, ogni segno che si aggiunge al quadro complessivo lo rende sempre più fumoso. Tutte le informazioni faticosamente scovate per riempire i buchi, per colmare le lacune, per lenire il dolore, ogni nozione scoperta nelle pieghe del libri, ogni scheggia di saggezza coltivata nel pensiero altrui rende più incerti i confini delle certezze. Le ricerche nelle nicchie oscure della cultura alta o nelle piazze luminose del mainstreaming popolare hanno lo stesso risultato: un angolo asfissiato dalla confusione. Che sia un disinvolto ciarlare con le rare persone che hanno qualcosa da tramandare o che sia la navigazione oscura in avite forme di sapere tradizionale scivoliamo senza tregua. Una domanda genera un’altra domanda, la stessa si trasforma in una risposta che ha bisogno di un altro quesito per completarsi, il punto di arrivo passato diventa il punto di partenza futuro.
Obbligati a rimettere in discussione i punti fermi per salvarsi dalle sabbie mobili del pensiero così si forma una mappa dettagliata che non è in grado di dare direzioni ma può solo dettagliare un disorientamento. Siamo persi e non vogliamo trovarci anche se a volte pare diversamente. Talvolta sembra che ci si voglia liberare di tutto il bagaglio accumulato, tanto utile quanto pesante.
Ma è un attimo, non ci sono scorciatoie, non c’è amnesia, per perdersi bisogna seguire dettagliate indicazioni in perenne evoluzione. Possediamo un navigatore astrale continuamente senza segnale.
Le mattine di bruma ci alziamo e ci sembra di scorgere la meta ma è solo l’illusione ottica dettata da un colpo di frigore mentale.
Ci si può introdurre nel mercato delle grida spintonando gagliardamente o si può scivolare silenziosamente nel vicolo buio dell’anonimato, in entrambi casi mancheranno i punti di riferimento. Sia rimbalzando in solitudini di massa, sia coltivando solitudini angolari e desertiche la dritta via continua ad apparire smarrita. Dall’assolo all’orchestra vaghiamo nel silenzio. Siamo Penelopi senza scopo che ogni giorno distruggono i risultati di ieri, cercando direzioni decisive troviamo svolte ingannevoli. Con l’angoscia e la gioia di una turbe iconoclasta, luddista e punk. Ammaliati dalla seduzione delle parole, dalla teologia dei segni decifrabili, dalla possibilità – il sogno da bravi scolari – di dare soluzione la problema con il punto di domanda finale.
Bisogna allora continuare a inseguire le tensione chimerica della direzione precisa e continuare in questo smarrirsi che è un nobile sparire, una rinuncia gioiosa alla confortevole accettazione del limite, dell’errore, della caduta.
Eppure, alla fine, ci mancano le bugie, le ingenuità, le ignoranze, le illusioni.

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