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Il gioioso obbligo della felicità

6 gennaio 2010

Venite, accorrete!
Nel campo giochi ci sono tutti, belli e brutti, cani e porci, uomini e donne , vecchi e bambini, guelfi e ghibellini. La gente semplice si gode la fede su comode sedie, la gente complessa si interroga sulla fede su scomode spine, la gente felice viene per giocare.
Sarà sempre guerra ma, se non sei troppo zelante nell’attenzione, non riuscirai neanche ad accorgertene. Gli scoppi lontani sono attutiti dalla filodiffusione che si espande ciarliera da ogni marciapiede (“Ciao! Stai ascoltando radio Via della gloriosa Patria, marciapiede sinistro!”), in vero qualcuno, talvolta elabora mentalmente un nome che non andrebbe pensato (almeno a pensiero cosciente) ma la polizia mentale ozia e finge di non leggere il pensiero, come sempre. È un potere giusto e magnanimo, disposto a soprassedere su pensieri criminali ma di portata venale.
Rispetto ai tempi bui, la vita è un grande gioco, un girotondo dove ognuno stringe mani fraternamente e non guarda in faccia nessuno: non per sfuggire lo sguardo ma solamente perché non serve, abbiamo i nostri ruoli talmente studiati da essere innati, talmente provati da essere naturali , non ultimo, sapientemente assegnati. Ci sono rispettabili criminali, ignobili letterati, folli moralizzatori, ladri senza fedina, fedine senza proprietari, fedine di matrimonio a tempo determinato, imam tossicodipendenti, spacciatori di libri, untori di panico, seminatori di sperma artificiale, arrotini del silicone, sciamani al plasma, negromanti fradici di poesie in rima baciata, cantanti cyberpunk afoni, puttane dell’anima, drogati gratta e buca, killer di ominidi randagi, fieri analfabeti onniscienti, pittori ciechi, trans-razza urlanti, comari 6.0, spie senza travestimenti, mimi-dj spastici, schietti travestiti (da esseri umani), masse conformi che si atteggiano – diligentemente – a massa conforme scansando il venefico rischio dell’individualità. E dentro a queste, comparse fidate, passeggiatori di cani senza cani, cani che si portano al guinzaglio da soli, robusti ragazzotti travestiti da Mefistofele e da Caronte per fare le foto con i turisti, gelatai freddolosi, giornalisti con la museruola, comunisti vasectomizzati, corruttori sanati, punk guariti, preti spretati e pregiudicati, giudici con il cilicio, accattoni con il lettore per carte di credito, imberbi professori dell’università della quinta età, homeless speculatori edilizi. Amici, compagni, concittadini fieri e ruggenti! Fedeli e patriottici, felici e amorevoli.
Non ci sono più contrasti da almeno 6 decadi e l’operosità domina solidamente. Un gioioso miracolo di comuni intenti lega mirabilmente le molteplici sfumature sgargianti nelle pubbliche piazze virtuali. Tanti, tutti diversi, tutto con la propria nicchia specifica. Con la libertà di riunirsi in gruppi virtuali e sostenere cause virtuali, quali che siano.
Io, invece, sono uno che non si è specializzato, faccio tutto. Tranne i baci. Dipingo futuri luminosi, racconto il degrado della civiltà occidentale, costruisco volumi di propaganda tematici, semino i germi della distruzione del pianeta. Per dire, sono solo esempi perché non mi sottraggo a nulla. Tutto a listino, qualcosa gratis, ma solo per i clienti abituali. Mi aggiro disponibile tra montagne di merda ancora fumanti e gas naturali profumati d’ambra in attesa di avventori a cui possano essere di qualche i miei inestimabili servigi. Talvolta sono io che aspetto il mio uomo così mi tengo su.
Spesso le attese tra un cliente e un altro sono lunghe e mi trovo a camminare nei marciapiedi brulicanti della migliore fauna umana del mondo civilizzato rimuginando sulle cose del passato. Mi ricordo – me sovversivo! – i tempi in cui era ancora possibile essere infelici e disgustati, mi rammento di contrasti, di lotte, di dissenso. Beh, tempi tristi e marci, violenti e oscuri, tempi di odio. L’infelicità è contagiosa e si diffonde con i psicofarmaci, con i giornali e i libri, la conoscenza critica è dolore, ed è stata giustamente estirpata.
Brutti pensieri, pericolosi, da fare scomparire in fretta dalla testa, fare il vuoto, una cosa che riesce bene anche quando non sei impegnato al campo giochi con gli altri, basta concentrarsi e ripetere gli esercizi che abbiamo imparato fin dall’asilo. Respiro, svuoto le sinapsi e mi affaccio sul mio cosmo di strade veloci e piazze monovolume e lascio che inizi il sabba della buona creanza, sorridente e conciliante. La piazza gongola, il campo giochi è pieno, vibra gioia e serenità assoluta.

Siamo felici, ci piaccia o meno.

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