Home > questioni private > Senso, consenso, dissenso

Senso, consenso, dissenso

13 dicembre 2009

Consenso inteso come assentire e quindi sentire e poi approvare. Ma il banale non si può sentire in quanto è già stato consumato dalla massa, il banale non può sentirsi come proprio in quanto disperso e spalmato sui più. La massa non è moltiplicazione dell’individuo ma sua divisione in un organismo unico, sì senziente, ma la cui parcellizzazione fa tendere allo zero il senso delle particelle, tra le quali l’unico senso va diviso. Gli atomi hanno percezione vaghe, lontane reminiscenze di senso che scambiano come consenso. Si abbassa la soglia percettiva e senso e approvazione si confondono, tutto ciò che è (massivamente incontestato) è di per se approvato.
Questa perdita di senso dovrebbe, all’opposto, generare dissenso come naturale rivolta a quella che si dovrebbe percepire come mancanza intima e, infine, generare una volontà di colmare quella che è una lacuna, rifiutando il consenso alla perdita di senso che si dichiara, in modo palese anche se non percepito, quale senza senso. Ma il deterioramento percettivo non consente neanche di decifrare i vuoti.
Così il consenso risulta più confortevole, quale inazione alla percezione, rispetto al dissenso quale reazione alla perdita di senso e quindi come vissuta volontà alla ri-acquisizione del senso.
Il consenso generalizzato a livello di relazioni micro-sociali si radica in conformismo assorbente sui livelli macro degli organismi esponenziali ripercuotendosi in un consenso sociale che assume le forme di deriva delle scelte consapevoli. Un consenso sociale frustato, nevrotico, schizofrenico. Un consenso sociale non giustificato alla prova dei fatti ma solido in fondamenta radicate in abiti mentali forgiati nel servilismo sotto forma di buonismo e di filesteismo sotto le mentite spoglie di quieto vivere.
Il consenso centralizzato priva di senso ogni cosa (tutto = niente) e rende deviante l’unica forma di libertà, questa sì sensata, nelle società massive che dispongono di conoscenza diffuse (inutilizzate), omogeneizzate (e quindi facilmente assorbite), e inculcate con i media di massa. Quello che si affaccia essere come patrimonio conoscitivo comune e quindi strumento di interpretazione di senso, è massivamente appreso per comodità quasi fisiologica e risulta essere leva di un appiattimento culturale ad ogni livello. Il che si trasfonde, con processo osmotico se non virale, a livello di percezione della realtà e di decodifica dei significati che innervano la comunità calata nella polis mediatica.
Il pluralismo abdica a se stesso concedendo a tutti la possibilità di dissentire ma, contemporaneamente, dissimulando – con metodi adulatori – il favore alla pigrizia, deprimendo lo sforzo di realizzarsi quali essere senzienti, dirigendo il comoda tsunami di consenso-omnia, in modo monolitico.
Il consenso è la cinta megalitica delle società a senso unico, il consenso diventa riflusso mono-direzionale e, grottescamente, il dissenso si polarizza sulle scelte non conformi e quindi sulla libertà, e, alla fine, detto altrimenti, sul senso. Il non senso trionfa catalizzando il dissenso comandato contro il dissenso reale così privando quello, all’apparenza, di senso e, nella realtà, di forza adesiva nella società. Il consenso cannibalizza il senso mutando in non-senso: prima perdono senso le parole, poi concetti infine le azioni.
L’insensato acquisisce la forza di dogma, diviene senso non più contestabile in quanto la logica non può smontare qualcosa privo ab origine di significato, che assume solo la forza di consuetudine deteriore, non pensata e non percepita.
La massa divora se stessa, la diversità si corrode nel magma della paura collettiva a pretendere un senso individuale e libero invece che massivo e auto-coartato.
Uno come nessuno, travestito da centomila (nessuno), rinuncia a rivendicare il senso e si lancia alla deriva guidato da un inadeguato senso collettivo depredato da troppi e distratti utilizzatori, dimidiato, insufficiente e mortalmente mutilato.
Anche in questo caso se dissentite, in realtà, consentite.

Annunci
  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. 28 luglio 2010 alle 19:32
  2. 27 agosto 2010 alle 13:18
I commenti sono chiusi.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: