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Vox clamantis in deserto

Arriveranno parole che vi troveranno impreparati, per un momento sarà di nuovo il silenzio. Poi la giostra riprenderà, per compiere l’ennesimo giro di significato, sempre lo stesso, e tornare al punto di partenza. Le parole si trasformeranno nell’eco del silenzio per riverberare in stanze di nostalgia. Quando finiranno le parole d’amore verranno quelle di odio.
Infine ci sarà solo il vuoto delle parole. Ognuno può riempirle di sé, io sarò lontano, in ascolto.
Nessun scenario muterà, il senso si sposta su una linea senza fine ma il significato continuerà a rimanere irrilevante. E tutto sarà identico perché è solo un alito di vento.
Adesso basta scrivere.

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Categorie:comunicazione Tag:
  1. 1 luglio 2009 alle 21:54

    i know how you feel
    is like a blocco emozionale
    devi uscie fuori ” da te “
    sei come intrappolato dentro te stesso
    devi riconciare a parlare
    a hug

  2. 1 luglio 2009 alle 22:02

    una specie di mutismo

  3. Anonymous
    2 luglio 2009 alle 18:40

  4. 2 luglio 2009 alle 22:20

    baby talk to me :((

  5. 8 luglio 2009 alle 00:58

    Chi sei tu che come un arciere accecato e impazzito scagli le tue frecce vive ed infuocate in avanti, sul sentiero dell’infinito e mi colpisci a morte come una stella cadente? Sei la luce di un Angelo misterioso che ha perso l’equilibrio e danza con le sue ali splendenti nel vento dei cieli? Che si rifugia nella mia casa del domani che potrò visitare solo nei sogni? L’angelo che non permetterà a nessuno di cancellare il sogno di aver vagabondato con il pensiero fra le stelle ed aver sfiorato l’infinito, di aver sfiorato gli attimi di luce che accarezzano l’immenso.?

  6. 9 luglio 2009 alle 23:12

    self punisher = αυτο τιμωρός
    😉

  7. 11 luglio 2009 alle 00:23

    το σεξ έχει κάτι τρομακτικό

  8. confidential lly
    11 luglio 2009 alle 02:05

    all inizio del lungo viaggio del cancro attraverso il corpo di mia madre
    ero in imbarazzo in presenza del mio amico dottore.. avrei potuto essere
    un parente importuno
    ma lontano..
    dolore e morte
    erano il suo mestiere

    era severo
    ed efficiente

    ma perdonava l impotenza dei poveri corpi

  9. some one
    11 luglio 2009 alle 02:19

    ti svelo un segreto

    😉 l altro giorno
    o no l alatra notte caminavo con la ” tipa” per la strada no ??

    e allora ho detto ” meno male che ho ancora il mio prog volution ”
    lei mi ha guardato ” strano”
    ahaha

    anyway
    a kiss

  10. some one said
    11 luglio 2009 alle 02:49

    chi ti ama piu di me ?
    fra poco sparir anno tutti :))

  11. il greco
    29 luglio 2009 alle 17:01

    ieri sera mi sono perso nel blog di sabina
    continui a ad aggiornare vedo :))a destra del tuo blog

  12. 29 luglio 2009 alle 22:14

    put the beers in the freeze ;))

  13. 29 luglio 2009 alle 22:51

    this is so strange -actually- we ‘ve never talk
    but we
    said so much
    -stammibene

  14. Anonymous
    30 luglio 2009 alle 00:10

  15. 31 luglio 2009 alle 22:31

    #
    Un essere chiamato Progvolution
    “It is better to be hated for what you are than loved for what you are not.”

    :))

  16. 1 agosto 2009 alle 01:15

    oh chuck :((

  17. 6 agosto 2009 alle 22:32

    pEOPLE SPEAK
    NON talk

  18. Anonymous
    9 agosto 2009 alle 22:37

    miami ?

  19. Anonymous
    11 agosto 2009 alle 17:49

    Fare Well my Sun *

  20. Anonymous
    12 agosto 2009 alle 01:46

    amami -dimmi una parola ” dolce”

  21. Anonymous
    12 agosto 2009 alle 01:47

    un po prima di morire

  22. Anonymous
    1 ottobre 2009 alle 07:01

    forxa mordale! vfc

  23. Anonymous
    6 ottobre 2009 alle 02:39

    with airplanes and ships
    and with old friends
    we roam in the darkness
    but you still don’t hear us.
    you don’t hear us singing
    with electical voices,
    inside underground chambers,
    untill our paths meet your fundamendal principles.

    my father, Mpatis,
    came from Smyrna at 1922,
    and lived for 50 years
    in a secret cellar.

    In this place,
    whoever loves eats dirty bread
    and their desires follow
    underground tracks.

    Yesterday night i saw a friend of mine
    roaming as an aerial
    on his motorcycle,
    and behind him dogs running

    Stand up, my soul,
    give out power,
    set your clothes on fire,
    set the instruments on fire,
    so our tremendous, awe-isnpiring voice
    rockets like a black spirit

  24. Anonymous
    9 ottobre 2009 alle 23:06

    δοξες μοναχικός οργασμός / Mystic Lonely Orgasms
    Murder in a Surgery Church 🙂

    sei tremendous ..te amo

  25. 22 ottobre 2009 alle 15:08

    Finchè ci sarà ascolto, ci sarà senso.

    *

  26. 22 ottobre 2009 alle 18:43

    non si può parlare se non si è in grado di ascoltare
    non si può parlare se non si vuole farsi ascoltare
    non si può parlare se il senso è solo in chi ascolta
    ciao Ape

  27. 23 ottobre 2009 alle 10:18

    Le prime due opzioni le escluderei, visto il presupposto “finchè ci sarà ascolto”.
    Sulla terza hai ragione. L’ascolto è un dono di sè verso l’altro, se diviene uno strumento per ‘avere’ anzichè ‘dare’, se ne perde il senso.
    E sul parlare.. preferisco il verbo non volere, al non potere.
    (Se ti sto rompendo i cojoni però dimmelo, chè non mi piace schiacciare spazi altrui, non ti conosco e potrei risultare pedante)
    ciao prog

  28. 23 ottobre 2009 alle 20:16

    Non è significativo trovarsi a fare la voce nel deserto in un post con lo stesso titolo?
    Chiaramente non rompi, ma non pensi che non ha importanza discettare sulla semantica se poi lo volontà è solo di proteggersi nel silenzio e di negarsi alle parole?
    So che ci sono persone che vorrebbero delle parole e so che alcuni ne meriterebbe di belle. So che ci sono persone che danno un senso alla condivisione che è l’unico senso della comunicazione.
    So tutto, ma altre considerazioni ora prevalgono. Non importa se è solo una mia paranoia, è mia, quindi conta.
    Il vuoto vince, Prog perde. Dismetto le armi delle parole, addio alle armi.
    Mi arrendo ai miei limiti , con difficoltà e sofferenza, ma mi arrendo.
    Non voglio scrivere, nè leggere, voglio solo dormire con la mia ragione e il mio torto.
    Cara Ape, le “cose vanno come devono andare”, una tautologia che è l’unica verità esistente per me.

  29. 24 ottobre 2009 alle 11:44

    Non so se sia significativo, accade.
    Sono più combattiva sul “non posso” ma sulla “volontà” mi rimetto al silenzio, e so rispettare.
    Che le cose poi, vadano come devono andare, già.. l’ho imparato a suo tempo.
    Spero tu abbia un’anima da Fenice, prog. Questo concedimelo. Ci sono voci che non meritano l’oblio del vuoto.

  30. 25 ottobre 2009 alle 11:41

    “Non potere” è solo la maschera del “non volere”…
    Ad maiora

  31. 4 novembre 2009 alle 11:19

    Sai che il corpo -quando tutto è troppo- decide per noi? Ci anestetizza. E rimane solo il respiro..
    La vigilia presuppone aspettative, una cronaca di delusione annunciata. La sospensione dell’attesa forse non fa cadere, ma l’amarezza non ti risparmia.
    Ciò che deve essere sarà comunque, si. Con o senza distanze. Osservare può far male, ma chiudere gli occhi non è contemplato da chi ha sempre vissuto con

    l’intento di vivere.
    L’ascolto, quello vero, quello puro, è un dono. Non è mai prendere. E’ donare qualcosa di sè all’altro. Perchè nel “dare” le parole: vano, inutile, non

    trovano alcun terreno fertile.
    Poi arriva la rabbia. E la tirano fuori parte delle tue parole, quel disarmo, perchè l’assoluto non esiste, ma solo tanti pensieri sulle tante sfumature dei fatti. E poi si placa, o si schiaccia, scontrandosi con gli inesorabili PQM, cristallini.

    -lo lascio quaggiù, nel più completo rispetto del silenzio.

  32. 4 novembre 2009 alle 11:54

    un’aggiunta
    (chè per leggere da qua quello che scrivi bisogna fare i salti mortali)
    la masturbazione è la base della persona, il fondamento.
    O meglio.. come un trampolino.
    Occhio ai bordi.

  33. 4 novembre 2009 alle 22:45

    Salti mortali non casuali…
    Io ho smesso tutto, sopratutto la comunicazione. E’ rimasto solo il rancore.
    Ci sono parole ma non ci sono concetti quindi non ci sono commenti, la mia è solo tirannide paranoide senza replica. Ho dismesso il mondo e penso che ho le mie buoni ragioni. Le mie parole sono vuote ma quelle altrui mi sconfortano. Poi me ne dispiaccio, ma non so cosa farmene e tutto fa male e forse è il caso di smettere di farsi del male. Chiudere tutto, difendersi da tutto e non importa se sarà solo un’altra velleitaria sconfitta, sono abituato.
    Tu vai in profondità nell’interpretazione ma io non so neanche cosa scrivo, digito ferocemente e basta. Sono sfoghi che non conducono da nessuna parte, senza coerenza, senza senso, senza chiave di lettura. Solo rabbia, rancore, frustrazione, cose mie gonfiate di presunzione, insopportabili ed egotiche che non meriterebbero la luce ma talvolta trovano quella strada. Sto rompendo delle regole, violentando uno strumento. Ululati alla luna, nulla più, troppo impegnato a urlare per ascoltare.
    Non ho vie d’uscita, il labirinto sono io. Non esco perché non c’è uscita, non rispondo perché non ho risposte, non leggo perché non so leggere.
    Comunque starò attento, in silenzio livoroso dietro ai miei insulti, rifiuti e chiusure.
    Invio i miei omaggi al tuo rispetto.

  34. 5 novembre 2009 alle 11:37

    No, scusami, intendevo dire che per leggerti da dove sono io è complicato, faccio i salti mortali per tenere aperta la finestra del tuo blog. So che sono in difetto perchè i commenti son chiusi, ma ho sempre avuto problemi con le regole..
    Sai che c’è, prog? che la rabbia combatte la rassegnazione, che quello che trova la strada per uscire lo fa perchè ha bisogno di uscire, e il tutto senza che ci sia controllo. Credo che sia una delle cose che “è” così, ingestibili. Giusto o sbagliato che sia.
    Non so se vado in profondità, io ascolto, leggendo quello che scrivi. O che urli. E non sto a chiedermi se ci siano contenuti, sensi, chiavi di lettura. Lo prendo come un pezzetto di te. Sei una persona complessa, non complicata. Questo è quello che mi arriva. Per cui nessun nodo da sciogliere, e non mi proporrei mai con parole sulla salvezza (che forse tu sai come la penso). E se continuo a scriverti magari è solo perchè penso che chi riesce a vedersi labirinto non dovrebbe cercare vie d’uscita, proprio perchè è il labirinto stesso, e non c’è scampo da sè stessi. Essere una pianura credo sia molto peggio, non trovi?
    O magari ti scrivo solo perchè ho il vizio di star lì a punzecchiare, proprio come un’ape. Ma non è importante questo.
    Come si dice? Ad Maiora.

  1. 22 marzo 2011 alle 21:12

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