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Ma il non voto degli astenuti ha meno senso del voto per partiti sotto la soglia di sbarramento?

An’ sitting here in my safe European home
Don’t wanna go back there again (The Clash)

I. Nel segno della grande B. (“Brucia baby burn”)

Bbbbbbene! Post elezioni, post coitum.
Berlusconi (oh dux), Bossi (oh lux), Brigitte Bardot (oh onda nera di antico fascino), Bombolo (oh demo-parodia grottesca), bolo (oh rimasticamento delle paure), bromuro (oh quanto ne servirebbe ai governanti ), bipartitismo (all’italiana: una destra impresentabile e una destra moderata), bipolarismo (inteso come disturbo maniaco-depressivo dell’elettorato italiano), balletti (per coprire gli inestetismi della corruzione), belletti (di idee razziste), bonsai (che si scoprono partiti in caccia di poltrone), un’Europa da bere…

II. Da una parte, invitti, gli astenuti

Mai astenersi dal commentare l’astensione…
(Astenuti in quanto affetti da astenia da partecipazione?). Loro sì sono una massa gioiosa, massa mossa dalle messe di indifferenza per una realtà che appare sfuggire da ogni sforzo di governabilità. Loro non scelgono, loro non si sporcano le mani.
Non si può influire, tutto è già deciso. Uno vale l’altro.
Loro non perdono mai le elezioni. È anche vero che non le vincono, “ma qualcuno (elettore) le hai mai vinte?” li sento pensare ad alta e alata voce.
Quindi la nave rolla nelle tempesta in balia degli elementi, il capitano è solo un buffone con le gallette che blatera di rotta mentre il fortunale fa della barca ciò che vuole.
Secoli di lotte per il diritto al voto svaniti nell’indifferenza di interi mezzi popoli che si sentono scavalcati e che ritengono la politica un inutile orpello dell’economia spadroneggiante, onnipotente e impermeabile al mondo. Dal suffragio universale alla messa di suffragio per la democrazia.
Il suffragio era il fragore del popolo che decideva. Questo fragore ora è solo flebile ammutolirsi di deboli voci.
Neanche la crisi scuote le coscienze, la soluzione non viene percepita come politica ma economica e allora perché perdere tempo con i commedianti della democrazia? Un terreno così dissodato dalle disillusioni è fertile per le derive peggiori. Gli argini sono sempre più sfaldati.

III. Dall’altra parte, sconfitti, gli astenuti e i partecipanti esclusi

Quelli che non hanno alcuna speranza di cambiamento, che non pensano di poter più influire sul governo di una comunità di cui sono parte, quelli che non riescono a trovare una propria rappresentanza politica, quelli che si sentono permanentemente defraudati della qualità che i consacra cittadini e non sudditi: decidere della gestione della cosa pubblica.

Tra questi vi sono che io rimango fisso mentre l’isola Europa mi ruota attorno e affonda in sé stessa.
Io sono per la partecipazione all’affondamento, per condividerne la caduta. Ho partecipato alle elezioni nella mia qualità di elettore ma grazie alla soglia di sbarramento il mio voto è contato come il non voto degli astenuti.
In questo scenario in cui molti cittadini si auto-escludono, il sistema aggiunge l’esclusione di chi vorrebbe partecipare ma è troppo minoranza per non essere di disturbo alla governabilità, all’equilibrio del sistema.
Il sistema elettorale tende a marginalizzare tutti i non conformati alle 2-3 idee maggioritarie
L’esercizio del governo, dell’alta amministrazione della cosa pubblica, italiana come europea, tende ad allontanare i cittadini dalle istituzioni, emanando una nebulosa burocratica intangibile instilla orgogliosamente disamore verso il proprio valore istituzionale.
Questi due elementi si sommano, che stiano scientificamente addestrandoci per disabituarci all’esercizio della democrazia?
Messa così, come fare la morale a chi se ne tira fuori?

Scusate la mia confusione mentale. Per leggere qualcosa di lucido consiglio caldamente questo post di Saramago da stampare e incorniciare (non c’entra nulla con l’astensione ma spiega il paradosso suicida della sinistra degli ultimi anni).

Photo credit: Dunce

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  1. 9 giugno 2009 alle 19:06

    E i milioni di schede bianche e nulle?

  2. 9 giugno 2009 alle 21:56

    Secondo me, la facoltà di imbucare una scheda nell’urna non è una cosa in sè che trovo fondamentale.
    Democrazia per me è avere un’opinione da esprimere, avere un proprio personale racconto, ciò che viene chiamato individualità. Che sotto dettatura metta un segno in una scheda, o che non lo faccia, non mi pare faccia una grande differenza. Effettivamente, ho trovato troppa retorica nei blogs sulle elezioni, troppa retorica e troppo frastuono…

  3. 9 giugno 2009 alle 22:02

    x Alberto
    giusto, sommiamo anche quello per dare un senso al distacco che si è realizzato

    x Vincenzo
    molta retorica, vero.
    Io utilizzo strumenti retorici, vero.
    Mi piace il frastuono.
    Ma questa tua posizione sul voto mi stupisce, “I segni sulle schede” fanno la differenza tra la dittatura e la libertà.
    I racconti personali vanno bene prima e dopo,
    Ma quello che capisco è così abnorme che forse non ho capito proprio!

  4. 9 giugno 2009 alle 22:22

    Il titolo del tuo post é emblematico e sai la mia risposta… Io credo che l’astensione fatta per scelta abbia un grande peso politico e dovrebbe averlo in un Paese civile.

    Aggiungo che vedo poca differenza tra astenersi e votare un partito che non ha passato lo sbarramento se non il credere ed illudersi di poter scegliere davvero una realtà che possa dare una svolta o quantomeno solidarizzare con una realtà debole ma che senti cmq affine a te (vedi il voto ai Radicali per es a mio avviso)

  5. 9 giugno 2009 alle 22:56

    Negli ultimi anni ho pensato spesso di non votare, ma all’ultimo minuto qualcosa mi ha sempre spinta a ritornare sui miei propositi. Non so cosa sia giusto o meno. So, che non me la sono sentita voltare le spalle ad una pagina di storia scritta con il sangue. Ma scegliere per chi votare è sempre più arduo.

  6. gaz
    9 giugno 2009 alle 22:56

    Continuo a pensare che il mio voto abbia lo stesso un significato…forse ce l’ha solo per me, ormai.
    Come per te, il mio voto è andato perduto, dimenticato, abbandonato.
    Resterà là, con il tuo e quello di chi non ha voluto buttarlo in pasto al miglior offerente.
    Servirà spero a ripensare a nuove possibilità.

  7. 9 giugno 2009 alle 23:01

    Ah ti linko questo articolo:
    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41

    Mastella ha preso 120.000 voti. Tutto sommato ha un senso ancora votare…Serve alle volte ad impedire che 120.000 persone commettano un abominio.
    Anche se in questo caso contrastare non è servito a molto.

    In che razza di Paese viviamo?

  8. 10 giugno 2009 alle 07:35

    Scandalizzo anche te, ma non ho scritto un libro tanto per aggiungere il mio nome al lunghissimo elenco di autori di ogni tipo: avevo qualcosa di differente da affermare.
    In ogni caso, vorrei ricordarti che le votazioni non sono affatto prerogativa esclusiva dei sistemi democratici, in tante dittature si vota.
    La vera differenza tra democrazia e dittatura consiste in verità nell’esistenza di regole valide erga omnes, regole messe proprio a difesa delle minoranze. In democrazia, deciderà magari la maggioranza (ma allora il premio di maggioranza lo viola?), ma soprattutto si ha diritto ad essere minoranza.
    Il discorso comunque è troppo lungo, fai uno sforzo e leggimi…

  9. 10 giugno 2009 alle 08:52

    l’astensione avvenuta, per esempio, all’aquila mi pare abbia avuto un effetto contrario: mi sembra che siano andati a votare 1 cittadino su 4 di quelli avente diritto al voto. se questo è stato un segno di dissenso il risultato è di circa il 55% di voti al pdl…. e allora le battaglie post elezioni dove tutti hanno vinto che senso hanno? io, personalmente, sono contrario a non votare anche se la scelta all’interno della CASTA non è semplice ma alla fine si rinforza sempre e solo il piu’ “forte”

  10. 10 giugno 2009 alle 11:29

    Non ci farei sopra troppa sociologia. Chi si astiene è colui che non gliene frega niente , sta storia che l’astensione è un moto di protesta non regge proprio. Se protesti DEVI andare a votare, comunque sia.
    A vincenzo vorrei chiedere : ma cos’è che ritieni importante tu? Per te niente vale niente, siamo solo DNA e tanto vale che ognuno pensi per sè…

  11. 10 giugno 2009 alle 11:31

    Io credo che sì, stanno tentando di disabituarci alla democrazia. La stessa idea dell’uomo forte di governo va in quella direzione.
    Ti chiedi perchè fare la morale a chi se ne tira fuori dalla democrazia. Proprio per questo, per ci rinuncia.

  12. 10 giugno 2009 alle 13:03

    @Aleph
    Problemi di comunicazione, immagino. A me interessa, pensa un po’, niente niente che “l’interesse generale” dell’umanità. L’ipotesi del mercato, fosse solo applicato alle elezioni, non mi convince. Poichè però i valori dell’Illuminismo sono diventati gli assiomi del nostro tempo, capisco la difficoltà ad ascoltare qualcuno come me. Mi spiace ripetermi, ma ho scritto un libro la cui lettura ti permetterebbe di chiarire gli equivoci che dissemino in giro (immagino sia mia responsabilità). Pur accettando il compromesso della sinteticità richiesta nel web, spiacente, ma non posso suntarmi oltre un certo limite.

  13. 10 giugno 2009 alle 14:04

    Sono d’accordo con Aleph e secondo me le due posizioni non sono paragonabili…Chi ha votato un partito sotto la soglia di sbarramento l’ha fatto perché stanco di turarsi il naso, stanco di sostenere questa specie di “sinistra” (e cioè Centro) con la spada di Damocle della dispersione. Chi ha votato uno dei partiti della cosidetta “sinistra radicale” è stanco di essere ricattabile ma vuole PARTECIPARE alla vita politica di un Paese alla deriva, ancora vuole esprimere la propria posizione. Chi si è astenuto ha lasciato decidere comunque gli altri, ha in ogni caso perso un’occasione per far sapere al Reuccio che non sta dalla sua parte. Un pò come il silenzio assenso. L’astensionismo ha senso solo se è di massa, altrimenti che forma di protesta è?
    Scusa Prog, mi sono dilungata…

  14. 10 giugno 2009 alle 15:51

    Adoro Saramago, grazie per la segnalazione.

    La partita mediatica delle elezioni si gioca con il voto degli astenuti e pure con chi decide di lasciare il proprio partito di sinistra perché in minoranza a favore della potente coalizione senza sangue ne parte.
    Se la pubblicità e gli spin doctor puntano su questo, forse esprimere le proprie idee in cabina elettorale non è un male così grande…

    E cmq poniamoci una domanda essenziale: quanto i partiti lottano per gli italiani e quanto sono macchine mediatiche e di potere?

    Il grande limite del voto risiede nel suo forte legame con l’IDEOLOGIA, a volte si tollerano troppo taluni governanti nel nome di una bandiera.

    gio

  15. 10 giugno 2009 alle 19:26

    Uhm … io non mi sono astenuto, ma sono uno che ha votato per un che rischiava di non passare … e infatti non è passato. Ma in effetti, passare il quorum dipende da chi vota, non dai sondaggi di berlusconi. Ho votato Sinistra anticapitalista, proprio per contribuire a salvarli dalla retrocesisone, anzichè votare un DiPietro che sapevo non avesse bisogno del mio aiuto.

    Mi auguro che ci siano molte astenzioni (per fortunà, pare sarà cosi) per il prossimo referendum, xkè se questa legge elettorale è una porcata, quella che vogliono fare è una cagata.

  16. 10 giugno 2009 alle 21:04

    x Daniele
    dici bene, illudersi…

    x Nicole
    non bisogna mai mollare, forse…
    ormai mi sento circondata da questo Paese e non è una bella sensazione

    x Gaz
    vorrei riuscire a sperarlo

    x Vincenzo
    le elezioni nelle dittature sono farse, questo è un dato di sostanza non di forma!
    Comunque non è lo spazio giusto per discutere sui noti paradossi della democrazia

    x Bruno
    discorso molto sensato solo che a volte prevale lo stomaco sulla ragione e, a volte, non so dare torto a chi fa prevalere il disgusto. Attualmente si perde in ogni caso

    x Aleph
    mi sembra che semplifichi troppo, l’astensione ha molti ragioni sociologiche dietro. Capirle farebbe bene alla democrazia o a quel che ne rimane

    x Crocco
    come dicevo da te, c’è molto da lavorare

    x Arnica
    giusto quello che dici Lo sento mia. Ma c’è una vocina che si insinua nella mia testa che mi mette il tarlo che certe idealità romantiche siano, pragmaticamente, utili quando l’astensione del menefreghista. E questo mi fa male

    x Mente persa
    hai ragione anch’io per molti versi sono intrappolato in architetture ideologiche, penso che sia una questione che a sinistra bisognerebbe affrontare

    x sytry82
    al referendum l’astensione sarà tutta un’altra questione… io mi asterrò

  17. 10 giugno 2009 alle 21:11

    even that this is the first time that i vote in italy –

    -onorato di aver diritto di votare –
    credo che astenersi non è una posizione – efharistò

  18. 10 giugno 2009 alle 21:35

    Credo che sia sbagliato non votare…tanto i politici se ne infischiano se vota l’80 o il 50%, a loro interessano solo le poltrone…resta il fatto comunque che un’alta astensione è un segnale politico forte…

    Un saluto!

  19. 10 giugno 2009 alle 22:27

    L’astensionismo trovo che abbia un buon peso politico, ma sono uno che crede che non esercitare il proprio diritto di voto sia un insulto a chi si è sacrificado per far si che oggi questo diritto ce l’abbiamo… A presto

  20. 10 giugno 2009 alle 22:40

    Non mi sembri tanto confuso.
    Anch’io, sai, mi indigno quando vedo intorno a me l’indifferenza di chi a votare non pensa nemmeno di andarci. Come se non fosse ANCHE affar suo. E penso, tanto per dire, alle lotte che abbiamo dovuto sostenere noi donne per averlo, il diritto al voto. Quindi una donna che non andasse a votare per indifferenza sarebbe due volte colpevole.
    Ok, forse è il caso di dare a me del bromuro.
    🙂

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