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Sintesi sul filo della rasoio (Opera omnia VI)

Continua da La semina della mistificazione (Opera omnia V)

7. Sii breve, coinciso, colpisci e levati dalle palle!

Punto sette (quasi otto contando lo 0, ma lo 0 non vale nulla, o no?). 1583 parole dopo…
Fate un fischio se mi sto dilungando. Anzi non c’è bisogno. Lo so da me. A questo punto so che la maggioranza dei lettori ha mollato. Per questo questo irritante monologo è spezzato in punti. E poi spezzato in post. E poi distribuito su più giorni. Insomma non è più integro…
In questo scenario di parole svuotate con cui giocherello idiota sono consapevole che i testi lunghi sono sconsigliati dal manuale del perfetto blogger.
Puoi ingannarci quanto vuoi ma usa poche parole.
Così il linguaggio, svuotato nel senso, viene svuotato nelle sue dimensioni.

D’altronde la nostra è una società comunicativa abbreviatrice: le canzoni per passare in radio devono durare al massimo 3 minuti e mezzo (molte delle mie canzoni preferite superano i 20, sarò Prog mica per caso…), i film distribuiti in centinaia di sale non devono superare i 100 minuti (io amo Apocalypse now, andate a cercarvi il cronometraggio), l’editoria appella romanzo 100 cartelle… Via così, sminuiamoci.
Non perché lungo sia per forza meglio, non per un gretto metro quantitativo.
Invece perché non tutto è uguale a tutto. Non voglio che una balia decida a priori quanto sono deficiente. Quanto tempo il mio cervello usurato può mantenere attenzione o emozione. Accettare una pigrizia di pensiero scelta da altri è deprimente più di scegliersela autonomamente.
Forse è inevitabile che le opere intellettuali generaliste tendano a massificarsi verso il basso, abbassando il livello (come se questa fosse una mossa intelligente, ma questa è un’altra storia).
L’ascoltatore, il video-spettatore, il lettore di romanzi e di blog, l’ascoltatore devono essere comodi, non devono far fatica, non devono sforzarsi…
Poverini! Li vorrete mica sfiancare?
Eccoci! Presenti. Siamo tutti minus habens.
Io invece tifo per la scomodità, parteggio per la fatica, sostengo la salita.

La conseguenza è che se curi il tuo messaggio con un linguaggio ricercato verrai accusato di spocchia. Se ti poni domande su qualcosa che varchi la soglia del hic et nunc corri il serio rischio di passare per intellettualoide (sob!).
Eppure è la scomodità la chiave della progressione personale. Affrontare stimoli intellettuali che sollecitano e non narcotizzino il cervello.
La televisione è il media per eccellenza e i suoi tempi stanno modificando le architetture del ragionamento civile e politico. Conta lo sparo (One shot, one kill?), la dichiarazione, lo slogan. 15 secondi per convincerti. I servizi dei tg sono brevi, adattati! E questi canoni stanno portando a una devastazione della facoltà critica dei cittadini.
Comprensibile è diventato il micro pensiero, il lampo. Tutto ciò che ha bisogno di più di due frasi è arzigogolo. È fumo.
Siamo veramente costretti a rassegnarci a un’epoca di superficialità?
Tutti i singoli che si vogliono esprimere non possono che osare rompere il modello rampante?

La cosa più difficile nella vita è capire quale ponte attraversare e quale bruciare” (David Russell)

Piano dell’operetta:

Opera omnia (20 frammenti sulle parole) Opera omnia I 20 maggio
Tempestare il mondo di parole Opera omnia II 22 maggio
Testimoniare un mondo vuoto di parole
Opera omnia III 25 maggio
Narratori di un mondo sprecato
Opera omnia IV 27 maggio
La semina della mistificazione
Opera omnia V 29 maggio
Sintesi sul filo del rasoio
Opera omnia VI 3 giugno
Di prossima pubblicazione

La suadenza nella sterilità

Opera omnia VII

5 giugno ore 6.00

Varcare la sottile linea difensiva dell’integrità

Opera omnia VIII

9 giugno ore 6.00

La soma dello sconforto

Opera omnia IX

11 giugno ore 6.00

Guerra nella pace con i lettori

Opera omnia X

15 giugno ore 6.00

Esserci, ringraziare, scalciare

Opera omnia XI

17 giugno ore 6.00

Taci! L’amico ti legge

Opera omnia XII

19 giugno ore 6.00

L’estremità della coda della lucertola

Opera omnia XIII

23 giugno ore 6.00

Finalmente le parole sono vuote

Opera omnia XIV

26 giugno ore 6.00
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Categorie:comunicazione Tag:
  1. 3 giugno 2009 alle 08:07

    E’ la cultura del “voglio tutto e subito”, uno Stato odioso dominato dalle curve delle veline e la boria dei ricconi.
    I visi e i corpi stessi sono divenuti esempio di superficialità, oggetto di elaborazione della chirurgia plastica estrema.

    Togliersi da questo palco significa recitare la parte degli additati dall’incomprensione e l’odio della non omologazione, oppure, può portare al parlare/scrivere ricevendo in cambio commenti leggeri. Quale dolore!
    Gio

  2. 3 giugno 2009 alle 11:15

    Eppure c’è chi sostiene che ciò faccia parte dell’evoluzione del linguaggio e della comunicazione, non di una involuzione. A sostegno di ciò portano esempi di come il linguaggio sia cambiato nella storia,e che più lontano nel tempo vai più era barocco e infiocchettato, facendosi via via più essenziale e ‘secco’. Enunciare un concetto complesso in poche parole , non è cosa tanto semplice come potrebbe sembrare, è un’arte pure quella. A tal proposito mi viene in mente il concorso di quest’inverno dell’Espresso : come scrivere un romanzo in 6 parole, Bè, non so se lo hai visto, ma c’erano delle shortissime ‘storie’ veramente perfette. Con ciò non voglio avvalorare questa tesi, che nonn tiene conto del fatto che troppo spesso corto vuol dire scarno.
    In ogni caso il discorso è interessante e andrebbe discusso.
    Ah, credo sia il post meno ‘impersonale ‘ che hai scritto. Bye

  3. 3 giugno 2009 alle 15:56

    Secondo me, c’è anche da considerare il fatto che la gente non ascolta più attentamente, è uno pseudo-ascolto, una finta.
    Stessa cosa con i libri, proprio di recente ho sentito chiedere in una libreria il titolo di un libro ad una commessa, seguito dalla domanda: “Ma quante pagine sono?”.
    Ha ragione La Mente persa, nel suo commento. Siamo stati tutti istradati verso la superficialità, l’apparenza; per di più se non vai di fretta, puoi sembrare un fallito. La fretta è indice di successo…
    Ciao Prog,
    Lara

  4. 3 giugno 2009 alle 16:47

    “A questo punto so che la maggioranza dei lettori ha mollato”

    E’ una cosa che capita anche a me … non so se hai presente …

    Sussurri onirici

  5. 3 giugno 2009 alle 17:48

    Sinceramente vedo molto dello spaccato odierno. Oggi tutto è omologato, e se pensiamo pure che c’è gente che si riusce per decidere quanto lunga deve essere una banana per essere venduta, significa che siamo all’esaltazione del tutto uguale. Almeno nella forma. Nella sostanza ognuno è diverso. Il povero (definizione globale di povero, ovvero povero di soldi, povero di mente ecc ecc) tenderà per “omologazione” ad assomigliare il ricco. di pro è che assomigliare o tendere verso un ricco di mente (saggio intendo, accorto) è un’ottima cosa. Di contro, l’omogolazione di soldi porta tutti a spendere anche oltre le possibili finanze e porta tutti a pensare che “pensare” diversamente sia solamente da sciocchi. Da rinnegare. E da ui si parte con il il giudicare. Alla Pirandello insomma.

  6. 3 giugno 2009 alle 22:44

    Viviamo in una società massificata. Mercenari di un sistema gestito da maitresse. Ognuno ha il suo prezzo. L’apparire prevale sull’essere. Vince il più spietato. E’ una rivoluzione di pochi basata sul silenzio.

  7. 6 giugno 2009 alle 14:47

    x Mente persa
    allora ben venga l’odio e l’incomprensione!

    x Aleph
    per me la sintesi ha senso solo se qualcuno si impegna all’analisi.
    La mia aspirazione è essere personale nell’impersonale!

    x Lara
    ma leggere i blog non dovrebbe essere in parte un momento di “lentezza” e riflessione?
    Ma, sopratutto, la fretta vincente dove ci porta?

    x sytry82
    mal comune…

    x Le Favà
    sono dinamiche sociali inquietanti che appiattiscono le differenze tra i cittadini, tra nazioni, tra continenti. Un mondo dove tutti potremmo essere differenti e, invece, vogliamo clonarci, verso il basso

  8. 6 giugno 2009 alle 14:49

    x Nicole
    hai colto un punto essenziale, forse la diversità è meglio affermarla silenti che contestare il conformismo…

  1. 24 agosto 2010 alle 18:40

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