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Tempestare il mondo di parole (Opera omnia II )

… continua da Opera omnia (20 frammenti sulle parole)

2. Le parole sono piene

Quello che il lettore recepisce è fuori dal controllo dell’emittente almeno per una parte considerevole, se non preponderante. Non c’è modo di essere univoci.
Frustante, vero?
Per me lo è; “è un interpretazione che ci sta. Ci sta tutto”.
D’altronde la bellezza assoluta delle parole consiste nella possibilità di modulare, di far trasparire, insinuare, essere ambigui, evocare, esaltare le sfumature, fare emergere significati impliciti ma non svelarli.
Possibilmente utilizzando un linguaggio metaforico.
Questo nelle migliori delle ipotesi.
L’apparato retorico è la possibilità di rendere la scrittura creativa e affascinante proprio grazie all’interpretabilità che consente al lettore di completarne gli spazi appositamente liberati per lui e riempirli con una parte di sé, di esserne così coinvolto e di realizzarne la condivisione (non informativa ma emozionale) che è il fine del media.

Ecco allora che le parole sono piene. Ricche, colme di significato. Salvagente in naufragi emozionali, ne abbiamo bisogno, talvolta disperatamente. E non parlo solo dei grandi autori perché questo è un dono che abbiamo tutti ma solo se lo vogliamo sfruttare, se vinciamo la debolezza di sprecare il linguaggio.
Bisogna essere veri, schietti, personali. Io credo di esserlo, magari non lo sono, ma non mi interessa perché conta la meta più che il mezzo. La voglia di dare un senso all’espressione di sé.
Il rischio delle parole piene, vive e contagiose è di esserlo troppo e possono finire per turbare i stati di incoscienza di chi preferisce addormentarsi vigile tra i guanciali delle banalità e delle paroline di prammatica. E questo rischio non è certo dovuto al portato rivoluzionario delle parole ma solo allo stato di semi-veglia di molti.

Tutti portiamo in noi il nostro ergastolo, i nostri delitti e le nostre devastazioni. Ma il nostro compito non è quello di scatenarli attraverso il mondo; sta nel combatterli in noi e negli altri” (Albert Camus – L’uomo in rivolta)

Piano dell’operetta:

Opera omnia (20 frammenti sulle parole) Opera omnia I 20 maggio ore 18.00
Tempestare il mondo di parole Opera omnia II 22 maggio ore 6.00
Di prossima pubblicazione

Testimoniare un mondo vuoto di parole

Opera omnia III

25 maggio ore 6.00

Narratori di un mondo sprecato

Opera omnia IV

27 maggio ore 6.00

La semina della mistificazione

Opera omnia V

29 maggio ore 6.00

Sintesi sul filo della rasoio

Opera omnia VI

3 giugno ore 6.00

La suadenza nella sterilità

Opera omnia VII

5 giugno ore 6.00

Varcare la sottile linea difensiva dell’integrità

Opera omnia VIII

9 giugno ore 6.00

La soma dello sconforto

Opera omnia IX

11 giugno ore 6.00

Guerra nella pace con i lettori

Opera omnia X

15 giugno ore 6.00

Esserci, ringraziare, scalciare

Opera omnia XI

17 giugno ore 6.00

Taci! L’amico ti legge

Opera omnia XII

19 giugno ore 6.00

L’estremità della coda della lucertola

Opera omnia XIII

23 giugno ore 6.00

Finalmente le parole sono vuote

Opera omnia XIV

26 giugno ore 6.00
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Categorie:comunicazione Tag:
  1. Anonymous
    22 maggio 2009 alle 06:11

    per quello che vale, crepi

  2. 22 maggio 2009 alle 07:33

    “Quello che il lettore recepisce è fuori dal controllo dell’emittente almeno per una parte considerevole, se non preponderante. Non c’è modo di essere univoci.”
    Assolutamente vero. Ognuno di noi ha una chiave di lettura differente, non c’è niente da fare. Il rischio peggiore è di essere totalmente fraintesi, allora si che diventa frustrante!

  3. 22 maggio 2009 alle 10:54

    Difatti, è noto che la lettura è un’impresa attiva, che chi legge un romanzo è come se lo ricreasse. Ciò che scriviamo, una volta diffuso, non ci appartiene più, ed è giocoforza che ognuno ne faccia l’uso che crede.
    Lasciamo allo scrittore il piacere di scrivere e al lettore il piacere di leggere, senza pretendere una corrispondenza perfetta tra i significati che si voleva trasmettere e quelli effettivamente recepiti: sarà questa la democrazia? 🙂

  4. 22 maggio 2009 alle 15:02

    Fraintendere in maniera accentuata qualcuno è un’azione che si compie nel pieno della nostra coscienza.
    Lo si fa per rabbia, invidia, accidia, frustrazione a volte a esser colpevole è l’ignoranza.
    In questi casi non si vuol comunicare con l’altro ma succhiare, aggredire o deturpare.

    Poi, esiste anche un’incomprensione parziale da linguaggio, vittima di emozione ed esperienza personale.

    Per quello che vale vivi molto più tu di tanti, tanti, tanti, altri.
    Gio

  5. 22 maggio 2009 alle 16:52

    caro Prog…hai intrapreso un’opera (anzi operetta) impegnativa…Mi intriga l’argomento così, invece di commentare di volta in volta, penso che stamperò tutto, lo leggerò con calma e poi forse riuscirò a dirti il mio pensiero. Per adesso…complimenti per l’impresa e per aver addirittura pensato ad un piano dell’opera (anzi operetta). Ti seguirò con attenzione mio caro ;-)un abbraccio

  6. 22 maggio 2009 alle 16:54

    Eppure la stonatura nella ricezione tra il mittente e l’emittente crea quell’incomprensione che dà fastidio e insoddisfazione : perchè devo scrivere una cosa che ognuno interpreta a modo suo? Perchè non deve essere colto il significato ‘ reale’ che l’autore vuole esprimere attraverso un testo, sia esso un romanzo o un articolo o quel che si vuole? Nessuno scrive unicamente per il piacere della scrittura in sè e per se stesso. Non avrebbe senso. A meno che non si goda del misero esercizio di stile si scrive per esprimere qualcosa e quel qualcosa si vorrebbe che arrivasse a segno.

  7. 22 maggio 2009 alle 17:55

    Ammiro l’impresa in cui ti sei “gettato” Non è cosa da poco, sicuramente ammirevole.
    I commenti prima del mio, sono, secondo me, giusti – anche quando non esprimono proprio gli stessi concetti.
    A me continua a venire in mente Rilke, il quale celebra il potere del linguaggio di elevarsi verso la musica. Ma si può pervenire alla metamorfosi soltanto se il linguaggio mantiene intatta l’identità del proprio sforzo, se resta cioè se stesso nell’atto stesso del mutamento.
    Le parole usate da un politico nel corso delle conferenze stampa, come quello usato per vendere un nuovo detersivo, non si propongono di comunicare le verità critiche della vita nazionale, né di stimolare la mente dell’ascoltatore.
    Quindi, credo che lo strumento di cui dispone uno scrittore moderno sia minacciato all’esterno dalla restrizione e all’interno dalla decadenza.
    Mi sembra che la Mente persa abbia spiegato molto bene queste ultime parole.
    Credo di avere esagerato, ma è un argomento molto affascinante …

    Ciao Prog!
    Lara

  8. 23 maggio 2009 alle 01:42

    Ti prego di scusarmi per questo off topic. Sto segnalando a più persone possibile una lettera scritta da dei detenuti islamici in Sardegna, che anche in questo momento subiscono un regime di detenzione che viola tutti i diritti della persona, nemmeno i mafiosi del 41 bis vengono trattati in questo modo. Trovi la lettera < HREF="http://movimentoparaculo.blogspot.com/2009/05/macomer-nu-lettera-dalla-guantanamo.html" REL="nofollow">QUI<>

  9. 23 maggio 2009 alle 18:52

    x Anonimo
    parole pienissime

    x Angelo
    E quando le frustrazioni essiccano le parole…

    x Vincenzo
    come tutte le imprese democratiche è maledettamente faticosa. Comunicazione, democrazia, utopia

    x La Mente
    Nei successivi post mi soffermo lungamente sui fraintendimenti dolosi e colposi. Almeno il fraintendimento forzato in realtà significa che la comprensione c’è stata. Cos’è più frustrante? Forse quella parziale che però è vitale e fa parte della comunicazione.
    Non so se vivo più di altri, in ogni caso non è poi consolante come sembra perchè è con i “tanti altri” che ci relazioniamo.

    x Arnica
    non c’è stata preordinazione o ideazione architettonica. e’ nata così… Certo, letta tutta si può capire meglio, sempre che ci sia un senso… anzi spero che poi qualcuno me lo dica. Io ho solo dubbi

    x Aleph
    appunto! Non è esercizio di stile.
    E’ comunicazione e condivisione. E fallisce. Perchè? Colpa dell’emittente o del ricevente?

    x Lara
    “se il linguaggio mantiene intatta l’identità del proprio sforzo” io più avanti parlerò di integrità, ma il concetto è lo stesso. Preservare la volontà di espressione e non venire a compromessi con restrizione e decadenza. mi chiedo meglio una non comunicazione o una comunicazione corrotta?

    X Sytry82
    l’ho rimbalzato sul mio tumble e su FB.
    Grazie!

  10. 24 maggio 2009 alle 13:30

    In un manuale di scrittura creativa avevo letto una descrizione di un amplesso fatta da Baricco … meravigloso … senza citare nemmeno un organo sessuale è riuscito a trasmettere tutto. Le parole sono importanti! … urla Moretti in un suo mitico film.

  11. 24 maggio 2009 alle 18:45

    Si !!!
    Le parole sono piene…ma solo se il cuore le detta…la mano le deve solo scrivere !!
    Ogniuno poi… coglie la propria essenza…e questo è il bello …siamo tutte persone “uguali”..ma tutte persone “diverse”.
    Sei… per ora uno dei miei “salvagenti” emozionali.
    Vania

  12. 25 maggio 2009 alle 10:07

    Quando scrivo , sono me stessa al 100%…ma vorrei andare oltre e ancora non ci riesco. Alcuni commenti mi piacciono, altri sembrano non afferrare un tubo di quel che scrivo. Io credo esistano realtà distorte ed ognuno modella a suo piacimento anche quella degli altri.
    Lo chiamo cannibalismo cartaceo.
    Poi c’è chi con le parole ci gioca, chi ci danza e chi le butta. Tu non le sprechi, tu le ponderi.

  13. 26 maggio 2009 alle 18:32

    X Sytry82
    ma sono veramente importanti per tutti? Hai questa impressione? Io proprio no

    x Vania
    giusto le parole sono piene quando le scriviamo con il cuore e io aggiungerei quando le leggiamo con il cuore e il cervello

    x Nicole
    le sensazioni sono comuni ma questo cannibalismo mi sta divorando fino a farmi scomparire

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