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Mayday! Aiuto! La festa dei lavoratori che non esistono più

Mayday!
Aiuto!
La festa del lavoratori e del lavoro?
La festa di cosa? Cos’è il lavoro oggi?
Esiste ancora un lavoro che ha la dignità di essere festeggiato?
Esistono i lavoratori o solo delle unità di produzione, pedine, risorse umane?

Oggi nelle manifestazioni ci saranno gli slogan e le parole d’ordine.
Si ricorderanno i caduti sul lavoro, gli invalidi, gli sfruttati, i disoccupati, i cassintegrati, i licenziati, il lavoro nero, il precariato, le difficoltà del lavoro femminile.
Levato questo cosa rimane? Una sacca residua di lavoro tutelato, ormai vista come strano arsenale di un passato da cancellare.
C’è veramente qualcosa da festeggiare? Ha senso richiamo i principi costituzionali sulla dignità del lavoro?
Penso di no. Questa festa è un funerale. Il lavoro e le sue conquiste in termini di diritti, garanzie e dignità, questo festeggiava il primo maggio. Si ricordavano le battaglie dei lavoratori, dei sindacati, dei partiti di sinistra per il miglioramento delle condizioni di lavoro.
Tutto questo oggi non esiste.
La legislazione lavoristica, intesa, semplificando, come architettura garantista del contraente debole, il lavoratore, è stata smantellata. Un arretramento di 40 anni, come prima dello statuto dei lavoratori del 1970 (che non era certo una legge perfetta…).
Gli elementi essenziali del lavoro dignitoso sono stati sepolti: la stabilità, la sicurezza, la retribuzione dignitosa, la difesa dalle prevaricazioni della “parte forte”, tutto devastato con la legge 30.
In nome dell’inganno della flessibilità. Tra le persone e il capitale si è scelto di soddisfare le esigenze di quest’ultimo. Per favorire la competitività, si diceva. E oggi, dopo che abbiamo svenduto i diritti quale giovamento ha avuto la competitività? Una crisi globale.
Nonostante l’eradicazione dei diritti dei lavoratori, dello sfruttamento legalizzato tramite il colonialismo del precariato interno e della delocalizzazione internazionale, il sistema scoppia. Ci hanno ingannato.
È insensato pensare di migliorare l’economia infischiandosene degli effetti sulle persone.

Cosa c’era 40 anni fa, che ora manca, che consentiva di lottare per il lavoro e che il 1 maggio dava senso lo scendere in piazza a festeggiare i frutti di questa lotta?.
Manca la classe operaia. Non scandalizzatevi, non è una affermazioni ideologica. Il benessere gonfiato a suon di rate, mutui, prestiti e credit card ha distrutto le classi sociali.
Oramai l’unica divisione ipotizzabili è tra lavoratori garantiti (sempre meno e in via di esaurimento) e i non garantiti. Ma non esiste più una coscienza comune.
Non esiste una solidarietà tra lavoratori.
Chi ha i diritti se li tiene stretti e non è disposto a cederli o a rischiare per i diritti altrui.
Chi non ce l’ha cerca solo di ottenerli. Individualmente. Salvare se stesso. Ognuno per se.
La conflittualità è morta, non esistono lotte serie, rivendicazioni ferme e salde. Tutto è contrattato e svenduto alla presunta ragion di Stato (Economico).
I sindacati sono completamente normalizzati e neutralizzati, macchine burocratiche di facciata. Una parte è dichiaratamente svenduta e orientata alle logiche padronali, appena velate dalle distinzioni della ragionevolezza e dalla condanna del presunto “estremismo” (che non è altro che la difesa seria dei diritti quesiti).
La destra di governo è, e non potrebbe non essere, filo-confidustriale. Senza pudore.
Il lavoro come valore è assolutamente svilito.
Si è completato l’omicidio della visione nobile del lavoro, la concezione antropocentrica dello stesso dove il lavoro serve all’uomo e non viceversa, dove il profitto non è il fine unico e assolutista dell’attività produttiva.

Le forze della sinistra dovrebbero battersi con ogni sforzo per questa visione e invece?
Siamo di fronte al peccato originale della sinistra-ibrido italiana che ha scelto posizioni compromissorie, sempre più disponibile a cedere sui diritti, che scatta sull’attenti quando le si chiede di essere “responsabile”, pragmatica, per salvare il valore unico dei tempi moderni: la produzione. La sinistra si è fatta gabellare credendo che scelte presuntamente pragmatiche e moderate non fossero, in realtà, profondissime opzioni culturali. Così sembra essere superato il punto di non ritorno nel quale il lavoro non è più tutelato ma stuprato, consumato sulla pelle e sulle vite delle persone.
Insomma, la totale perdita di credibilità per la parte politica che aveva fondato sulle lotte per il lavoro la propria storia e identità e che oggi, invece, è sempre pronta a indossare il vestito che dovrebbe appartenere solo ai partiti della destra, l’anima politica degli imprenditori, dei “produttori”, dei generatori di profitto.
La sinistra in Italia è morta quando ha pensato che la difesa del lavoro e dei lavoratori fosse contrattabile. Non lo è.

E poi sopratutto per far sponda a chi? A una imprenditoria stracciona, pronta a spremere le leggi non per il miglioramento della produzione ma solo per aumentare i margini di profitto tagliando le spese inutili (!), le retribuzioni.
Liberisti solo a parole, terrorizzati dalla concorrenza, ingordi di supporti e aiuto statale, sempre pronti a piangere a a mungere la vacca-stato in tempi di crisi, attenti a lamentarsi della rigidità del sistema e del costo del lavoro ma mai disponibili a ridistribuire la ricchezza in tempi prosperi. Un’imprenditoria miope e antisociale…
Così la sinistra vanitosa e babbea ha aperto la porta alla macelleria sociale di una destra che con la legge 30 ci è andata giù pesante. Un olocausto del diritto del lavoro. Un olocausto di persone. La flessibilità in termini fisici, si sa, ha un punto di rottura. Loro si sono spinti anche oltre. Sono riusciti a normalizzare lo sfacelo.

Oggi dovremmo alimentare la logica della festa.
Dovremmo guardare la piazza S.Giovanni stracolma di giovani, di sogni, di rivendicazioni, di diritti, di parole d’ordine, di memoria storica.
Una piazza strabordante, una piazza strapiena a prima vista ma, in realtà, terribilmente vuota. Assisteremo a una manifestazione che è sola di parole, non di persone. Un evento di bandiere e non di lavoratori. Per il semplice motivo che il lavoro come entità difendibile, è scomparso.
Assisteremo allo spettacolo di una retorica blanda e disarmata che trionfa un giorno e soccombe nei restanti 364.
Allora, buona festa del lavoro che non esiste più.
Che esiste solo come lavoro senza diritti, lavoro senza rappresentanza, lavoro senza dignità.

E non liberiamoci la coscienza illudendoci che è solo colpa degli enti esponenziali, sindacati e partiti (ridotti a mezzi di difesa individuale anziché collettiva). La colpa grava anche sui singoli. Siano essi occupati e tutelati, occupati e non tutelati, disoccupati, inoccupati. Tutti sono singoli senza alcun senso collettivo e solidale. Slegati, lontani e confusi, incapaci di tornare a d essere un corpo sociale unico, una classe.
United we stand divide we fall.
La Storia insegna, la soluzione è in questo slogan.
Invece oggi appaiono inconcepibili le lotte studenti/operai degli anni 60/70. Quella stagione di lotta è sepolta dal risorto spirito primario nazionale: l’individualismo.
Individualismo che spadroneggia sulla base di quel benessere che l’attuale crisi ha smascherato come illusorio e gonfiato sul nulla. Il benessere a rate, dicevo all’inizio, che tutti vogliono anche a costo di buttare a mare i vicini, i compagni, i colleghi.
Così facendo affoghiamo tutti.
Ma con le bandiere in mano, cantando in piazza.

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  1. 1 maggio 2009 alle 12:19

    Buon Primo maggio

  2. 1 maggio 2009 alle 12:19

    comunque…

  3. 1 maggio 2009 alle 12:52

    Ottimo post, su alcune cose mi hai tolto le parole dalla tastiera!

  4. 1 maggio 2009 alle 16:02

    La cosa ridicola, è che molti festeggiano nei ristoranti … insomma festeggiano la festa del lavoro facendosi servire da persone che le otto ore non sanno manco cosa siano!

  5. 1 maggio 2009 alle 17:56

    L’Italia è una Repubblica fondata sul Lavoro. Non nostro, quello del Signor B.

    Buon Primo Maggio Blogger

  6. 1 maggio 2009 alle 18:18

    Perfetto, davvero perfetto. Non dico quoto solo perchè questa parola mi fa affiorare tendenze omicide. BRAVO.STOP.

  7. 1 maggio 2009 alle 18:45

    Infatti è un nosense. Si festeggia IL PASSATO.Il presente è quello che è…il futuro non avrà tempo per la preistoria.

  8. 1 maggio 2009 alle 20:08

    Grazie Prog di questo bellissimo post…inutile dirti che concordo pienamente. Mi permetto di aggiungere una banalità: che ormai tutto quello che è ricorrenza ha perso il suo valore originario

  9. 1 maggio 2009 alle 21:03

    Ottime riflessioni le tue, concordo su molti punti, comunque non dobbiamo arrenderci.

  10. 2 maggio 2009 alle 13:09

    In ritardo..ma i lavoratori ci sono sempre e sempre ce ne saranno.
    Bel post. Vania

  11. 4 maggio 2009 alle 12:30

    E < HREF="http://albertocane.blogspot.com/2009/05/mayday-parade-2009.html" REL="nofollow">QUI<> le foto che ho scattato al MayDay. Ciao.

  12. 5 maggio 2009 alle 11:42

    Sul lavoro, aveva ragione < HREF="http://resistenzaumana.it/pillole/aforismi/woody-allen/" REL="nofollow">Woody Allen<>!

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