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Le comari del lavoro immaginario

Io mi chiedo come sia possibile il comaraggio sul lavoro.
Comprendo ‘comareggiare’ su frivolezze ma mi ripugna pensare che riesca a essere fatto su quello che dovrebbe essere serio e sensato come il lavoro. Eppure ci riescono.

Penso sia una deviazione mentale. Basta guardarli negli occhi per scorgere il sordido piacere, il godimento di chi, appare chiaro, soffre di stitichezza e frigidità sessuale (in senso bisex). Ma ecco, meglio della psicoterapia, l’appropriazione morbosa del lavoro diventa il sostituto dei mancati orgasmi.
Possessione e stordimento, ossessiva e partecipata rappresentazione. Con estasi e rapimento.

Ogni problema serio diventa lazzo e frizzo. I massimi sistemi riescono a essere rapportati al vuoto dell’orario di lavoro del singolo, alle sue esigenza di casta, alle sue comodità intoccabili.
Con una curiosità assoluta ogni elemento viene vivisezionato, discusso, interpretato. Tutti sanno come far progredire il lavoro, tutti hanno in tasca infinite soluzioni illuminate. Teorici di spessore mondiale, mancati esperti internazionali. Defatiganti discussioni su come salvare il micro-mondo. Encicliche filosofiche su come migliorare l’organizzazione della struttura.
Devono sapere tutto, essere informati su ogni minuzia per poi applicarsi in una esegetica raffinata.
Ma poi dopo questo possente sforzo parolaio, i suddetti, esausti da cotanto ragionare, si siedono sfiniti. Hanno dato tutto nelle disquisizioni e non ci sono più energie per applicare nella realtà tutto questo monolite di problem solving, brainstorming e team working.

E allora bisogna delegare le miserie tristanzuole dell’azione lavorativa a quei coglioni che sono nulli in quanto a queste discussioni non partecipano forse perché troppo impegnati nelle banalità che fanno andare avanti la baracca. Le/i comari si limitano a esternare a voce alta nei corridoi la loro partecipazione alla vita aziendale, proferendo, di tanto in tanto, striduli lamenti sul terribile carico di lavoro che li opprime.

Nel mentre dimostri la tua ottusità perché incapace di filosofeggiare con le allegre comari del lavoro virtuale e la tua idiozia nel fare quello che giustifica il corrispettivo di uno stipendio i garruli compari, colleghi e comari, per decomprimersi dallo stordimento di chiacchiere da loro stesso prodotto, pensano bene di diffondere malignità sulla tua vita personale e sulle tue qualità morali.
Invitti difensori della moralità, come ratti nel formaggio avariato, declinano la loro invidia con la malignità degna di delle sorellastre di Cenerentola

(“Si sa che la gente da’ buoni consigli/sentendosi come Gesù nel tempio/si sa che la gente da’ buoni consigli/se non può dare cattivo esempio”).

Flatulenze verbali sussurrate in stanze chiuse e poi diramate urbi et orbi con un tam tam sotterraneo che raggiungerà anche il più sperduto e remoto sgabuzzino.
Questo applicarsi in un manierismo gobbo davanti alla macchina del caffè tra sorrisi finti, mise inappuntabili, risate forzate, gare ad offrire “quello che vuoi”, ipocrita interessamento alla vita personale (sì doppi fini), critiche ai superiori, letame sui pariordinati e disprezzo sui subordinati, questa sfilata di clown crudeli e post umani, questo ridicolo prendersi maledettamente sul serio, questo pavoneggiarsi indolente, questo credersi persone interessanti e divertenti intrattenitori, questo atteggiarsi competenti senza nessun motivo reale, tutto questo chissà perché mi dà il voltastomaco.

Ogni riferimento a persone reali che mi circondano è assolutamente voluto e nonostante possa trasparire un filo di astio, vi assicuro non è così, anzi, per dimostrarvi la mia buona volontà allargo la mano e vi saluto caramente.
Ma forse l’intera mano è troppo, basta un dito.

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  1. 18 marzo 2009 alle 19:27

    Ma che ti hanno combinato???😉spero tanto che questo “comareggiare” non sia inteso come specificità di genere: nel qual caso mi offenderei.E da non scambiarsi nemmeno con la nobile arte del pettegolezzo che, invece è un intrattenimento fondamentale nelle pause caffè e durante i pranzi di lavoro. Eh..!

  2. 18 marzo 2009 alle 21:30

    come dico spesso …se quel fiato fosse usato per lavorare …saremmo a cavallo!un abbraccio e il…dito non lo guardo!!;-D

  3. 18 marzo 2009 alle 21:37

    mammamia Prog! Che bell’ambientino quello che descrivi…e poi al lavoro! dove non puoi far finta di niente, dove i colleghi non te li scegli…Io, al tuo cospetto, mi sento baciata dalla fortuna. Però non diventare rancoroso per questo…Per questo no! Non merita tante energie da parte tua (adesso mi mandi a quel paese!)

  4. jesuismoi
    19 marzo 2009 alle 15:05

    Ma ricordi cosa disse Dante? ‘Non ti curar di loro, ma guarda e passa!’ Io aggiungo sempre…’guarda, sputa e passa!!!’Certe persone non meritano tanto spazio, te lo assicuro!

  5. Aleph
    19 marzo 2009 alle 17:02

    …secondo me se le merita…

  6. 19 marzo 2009 alle 18:02

    L’analisi è perfetta. Lucidissima. Coerentissima.Leggevo e ridevo… ‘tutto vero’, pensavo.Vah, sono ancora qua che rido! Anche perché mi ci ritrovo spesso in questa situazione. Ma faccio lo snob, forse lo sono; questo un po’ mi salva. Comunque non me ne curo.Ad ogni modo, io avrei aggiunto ‘finte’ alle critiche ai superiori.

  7. 19 marzo 2009 alle 18:24

    x Saamayail genere è assolutamente indifferente!x Aglaiabasta che lo guarda chi se lo merita…x Arnicale energie le riserve per altro solo che ogni tanto ad accumulare la misura si colmax Jesuimoisono molto dantesco ma una “denuncia” ogni tanto ci sta come dice Aleph

  8. 19 marzo 2009 alle 19:15

    Il mobbing non a caso di tutto questo si nutre…p.s.Qua è come stare nella giungla alla fin fine.

  9. 20 marzo 2009 alle 10:15

    Io uso la tecnica dell’imbecille.Mi aggiro per i corridoi come un fantasma e quando tentano di coinvolgermi in conversazioni inutili, rispondo esponendogli il tempo meteorologico.Tento sempre di non cadere nella tentazione di sentirmi superiore, basta poco per ridursi a diventare un comare.gio

  10. 20 marzo 2009 alle 17:07

    Pare che le comari del pettegolezzo ti abbiano messo a tacere…Non si sussurra più da quelle parti? E non dire che non hai più niente da dire!Che so…primavera, fiori, rondini…no, eh? :)))

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