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Credo, crisi e pietà in metrica spastica

Devo aver avuto 6 anni quando entrando in Chiesa ho avuto la percezione limpida che si trattasse esclusivamente di un edificio di cemento. Vuoto anche se popolato. Freddo nonostante le facce coinvolte.

Li guardavo è percepivo ciò che adesso mi è chiaro: voi credete nelle divinità, voi l’avete inchiodata con cura al legno, voi l’avete ucciso in quanto Dio. Io l’avrei salvato ma solo in quanto uomo.
Ora che avete messo la croce nelle scuole e nelle aule di giustizia mi chiedo il perché di una grave mancanza. Non l’avete appesa nei luoghi più adatti: supermercati e centri commerciali. E poi vi stupite che non ci sono più i valori di un tempo…quanta miopia!
È il tempo in cui trionfavano i valori era quello (circa 6 mesi fa) del trionfo della società del consumo. Ora che il suo declino è evidente anche ai suoi ultras più accaniti dovreste essere più precisi. Non è “la crisi”. È la crisi spirituale.
Un palloncino gonfiato da schiavi asfittici. Questa le solide fondamenta. Ma ora manca l’aria, il pallone si sgonfia è tutto quello a cui faceva da base scivola giù.
Ogni cosa crolla, tutto rovina. È in questo scenario io non riesco a pensare ad altro che potrei riunire tutto gli affetti della mia vita, tutto ciò che conta, in una piccola stanza.
E da lì guardare il mondo affondare senza provarne dolore o pietà.
L’ho raccontato allo specialista che ha sentenziato “sociopatico”. Non è che me la sono presa più di tanto.
L’esibita partecipazione ai problemi sociali non è altro una finzione mal riuscita.
La preoccupazione per la difficoltà della gente è vista esclusivamente in ottica macroeconomica. La solidarietà verso gli emarginati e i rifiutati dalle spoglie morenti del pallone dura fintanto che la crisi non colpisce il soggetto solidale. Da lì in poi si salvi chi può, mors tua
Questa è la pietà del sistema: dolente partecipazione di facciata finché il sistema non è colpito direttamente.
La pietà è incoerente in un sistema economico che ha fatto del profitto un dogma, della competitività sulla pelle delle persone un modello di sviluppo, dell’indifferenza per le disuguaglianze una religione.
Se produci bravo, accomodati al banchetto, se non produci vaffanculo, con un sorriso pietoso magari, ma, in sostanza vaffanculo. Nessuna pietà.
Io ho solo imparato, non mi abbindolate con il vostro “fate quello che dico, non quello che faccio”.
Applico gli insegnamenti dei maestri.
Jesus died for somebody’s sins, but not mine” diceva la poetessa.
Mi tengo la sociopatia e vi lascio le preghiere.

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  1. 16 marzo 2009 alle 19:10

    Molte cose che hai scritto sono VERE..vuoto anche se popolato, croci da inserire ovunque…comunque penso che se il mondo è ancora in piedi è perchè qualcuno crede ancora nei “veri valori”…nei valori di un tempo…nel valore di una parola detta sinceramente e di un azione “fatta” con il cuore. KISS Vania

  2. 16 marzo 2009 alle 19:39

    Prog, è vero quanto scrivi, tutto vero.Non vorrei sentirmi così, sociopatica, ma se tolgo gli occhiali rosa, il mondo è bello solo dove l’essere umano se ne sta al margine, dove non distrugge la bellezza della natura per le sue tasche.Dove non finge di essere comprensivo e misericordioso.Ma forse è solo una brutta serata.Ciao Prog!

  3. 16 marzo 2009 alle 20:00

    Eh, si,la decadenza della civiltà avanza, i ‘valori’ vacillano, i riti collettivi si diradano.Che ne sarà di tutta questa gente disorientata dal vuoto del centro commerciale? Dove trascorrerà i w-e ora che anche l’IKEA ha aumentato il costo delle polpettine? Resisterà l’ultima roccaforte del consumo popolare, la Lidl con le sue surreali promozioni settimanali? Sopravviveremo all’astimenza forzata?? Questo è il Problema!PS. mi parevi un pò sociopatico….

  4. 16 marzo 2009 alle 20:57

    I veri valori stanno nei cuori degli emarginati e certamente non vanno a braccetto con i ricchi di turno…

  5. 16 marzo 2009 alle 21:01

    lapidario lo specialista! Sociopatico è chiunque abbia uno spirito critico, chi non si adegua alla venerazione dell’apparire e non dell’essere, sociopatico è chi non si adegua in genere. Tienitela cara la tua sociopatia, magari…giocaci un pò per il tuo piacere di sorridere anche di queste cose storte 🙂 Con attenzione

  6. 16 marzo 2009 alle 21:15

    Io, personalmente, non condivido al 100% questo tuo pessimismo cosmico, Prog. In fin dei conti ci si lamenta sempre dell’essere umano perchè sporca, ruba, puzza, frega, ma poi ci guardiamo allo specchio e che vediamo? un essere umano. Siamo noi gli artefici della nostra vita e delle nostre scelte, e lo scarica barile su “una società che non capisce” è fin troppo scontato. Penso invece che il mondo sia un posto bello, anche e soprattutto grazie a migliaia di persone che lo rendono tale. Inquiniamo? siamo menefreghisti? certo, verissimo! basta guardare come rispondiamo alla “Crisi”: comunque sempre tutti in auto, imperterriti. Però, e questo come altri blog lo dimostrano, c’è anche un sacco di gente che, ogni giorno, come può, cerca di dare il suo contributo. E non parlo da un punto di vista religioso, bensì pratico e tangibile.E poi, sono proprio i sociopatici che han fatto le rivoluzioni 😉Saluti

  7. 16 marzo 2009 alle 21:31

    Allora ci vai dallo specialista!Ma…che ci vai a fare?

  8. 16 marzo 2009 alle 23:02

    x Alephcon la fede sopravviveremops: non avevo dubbi di sembrarlox Arnicaè uno specialista obliquo…x Andrease mi togli il pessimismo mi azzeri…comunque certi sociopatici non fanno mai rivoluzioni, si lamentano e bastax Angeloovviamente non ci vado, so già cosa mi direbbe

  9. 17 marzo 2009 alle 00:59

    Ci sentiamo padroni del mondo grazie ai nostri progressi tecnologici e consumistici e non ci rendiamo conto che siamo solo uomini con un cervello da scimmie primitive. Guastiamo tutto quello che tocchiamo. Distruggiamo la casa ove abitiamo (la terra) pensando forse che la scienza provvederà un giorno… Siamo tutti sociopatici, chiusi nel nostro sfegatato individualismo, ancor più esasperato dalla crisi che avanza. Non sei solo in questa condizione, ma ti trovi in compagnia di tanti altri “disadattati” in una società che non ci appartiene.Un saluto

  10. 17 marzo 2009 alle 08:36

    Alcune note a margine. – Non mi pare che il termine sociopatico sia usato da tutti con lo stesso significato: ma che cavolo volevi dire con sociopatico? 😀– Hai un approccio iperindividualista, direi misantropico ai problemi del mondo. Vedi come Catone invece razionalizzi tutto? Io la penso in maniera molto simile a lui: l’uomo non è nulla di più che un primate particolarmente sviluppato. Da qui però, si può partire verso la comprensione, l’accettazione di questa dimensione naturale: in fondo, se freniamo con la tecnologia, ce la possiamo spassare alla grande in questo comunque meraviglioso mondo. Questo a me appare come l’approccio corretto. L’alternativa è appunto la misantropia, che in fondo deriva da pretese preliminari insoddisfatte. Io volevo un bell’uomo razionale e mi ritrovo una scimmia, allora odio i miei simili. Meglio secondo me, non pretendere questo immaginario uomo razionale e contentarci delle viscere di cui siamo fatti: sono belle viscere a volte 😀

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