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La declaratoria del piazzista che vende un prodotto che non c’è

In tempi di network sociale, di spazi espositivi di se stessi noto il proliferare di un vezzo per me insopportabile. L’auto marketing. Un continuo dichiarare la propria identità con affermazioni apodittiche, assolute, irreali.
Sono “sensibile, vitale, colto, trasgressivo, anticonformista”, ecc, ecc, ecc… (e nonostante questo sono un nerd che passa le sue serate sulla tastiera).

Lo sono perché te lo dico. Non importa se tutto quello che faccio e dico esprime il contrario. Io lo sono. E se pensi il contrario sei in malafede, sei (attenzione al colpo di classe) invidioso.
La realtà non è univoca. La percezione di se è probabilmente la sensazione più ingannevole nella vasta platea di inganni valutativi a cui ci abbandoniamo. Sei sensibile? Dimostralo, non dirmelo, esprimilo!
Essere, non dichiarare. Un imperativo.
Certe attribuzioni non dovrebbe essere auto conferite ma dovrebbero solo pervenire dagli altri.
E chiedere troppo? Pare di sì perché esiste il rischio che nessuno mi attribuirà le travolgenti qualità che sento di possedere. Come potrò sopportare questo peso?
Povero me…
Evidentemente il non riconoscimento della mia sensibilità si collega all’insensibilità altrui (già, ma certo…).
Per superarla basta dichiararsi?
Vuoi farmi credere di essere illuminato dalla grazia michelangiolesca quando appari come un quadro di Toulouse-Lautrec?
Vuoi descriverti con gli inganni esoterici di Coelho quando ti si adatterebbe un abbrutimento alla Henry Chinaski?
Dici che hai un animo “artistico” (sic), che suoni, che dipingi, frequenti musei (sic, sic).
Dici che fin da piccino hai divorati i Grandi Classici del pensiero… e con siffatto percorso intellettuale non fai che scrivere piattamente infarcendo di banalità lo scimmiottamento dell’altrui pensiero?

Forse la soglia cinica che fa apparire comico questo spandimento a piene mani di dolus bonus non è troppo diffusa. Ma anche se l’inganno non verrà rilevato perché non sentire la necessità di mostrarsi nei propri limiti? Per paura di affrontare il biasimo di una società di falsi perfetti?
Forse si perpetra un inganno verso se o forse si preferisce ritardare lo svelamento della realtà.
Eppure non avremmo bisogna di altro che la verità. La credibilità è la premessa essenziale per far iniziare la comunicazione. Se non sei credibile ascolterò distrattamente solo per confezionare lo scherno.
Non esistono crediti se non li hai guadagnati e allora quando “introduce yourself” non trattarmi come se dovessi vendermi qualcosa o farti assumere.
Non serve. Non compro e non tratto “risorse umane”.

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  1. 7 marzo 2009 alle 10:15

    Concordo. Quando sento “io sono così e colà” mi verrebbe da piantare un machete tra spalla e collo al mio interlcutore/interlocutrice.

  2. 7 marzo 2009 alle 12:04

    Dio! Oggi hai fatto un post favoloso! Mi trovo a condividere ( e a capire… spero..)tutto!“Sei sensibile? Dimostralo, non dirmelo, esprimilo!Essere, non dichiarare. Un imperativo.Certe attribuzioni non dovrebbe essere auto conferite ma dovrebbero solo pervenire dagli altri.” Questa dovrebbe essere la regola! Certo, a volte può capitare di cadere nel tranello dell’autoreferenza, ma non deve essere un’abitudine!!L’autenticità, con tutti i limiti che l’esposizione del sè comporta, è l’unica dote apprezzabile!10 e lode al post!

  3. 7 marzo 2009 alle 14:11

    Concordo. Un tizio ha scritto di essere irriverente…ma si può?Il classico però sono le donne che dicono di sè stesse: sono solare, e difatti sono piene di macchie solari 😀

  4. 7 marzo 2009 alle 16:15

    Hai perfettamente descritto la gogna della società moderna: l’autocompiacimento e l’autoreferenzialità. E’ molto più importante apparire o, peggio ancora, dire di essere, invece che essere davvero. Perchè? secondo me perchè Essere costa fatica, indefessa caparbietà e ostinazione, qualità che troppo spesso, al giorno d’oggi, mancano.Saluti

  5. 7 marzo 2009 alle 17:51

    Ma chi frequenti? Che brutta gente! Che brutte esperienze di vita…ti serve mica una psicologa ( fai da te)? Povero piccolo…

  6. 7 marzo 2009 alle 19:45

    Gli inganni della comunicazione e delle regole di percezione 🙂

  7. 7 marzo 2009 alle 19:59

    Mi ha colpita particolarmente questo tuo post…Quando ho letto “Certe attribuzioni non dovrebbe essere auto conferite ma dovrebbero solo pervenire dagli altri.E chiedere troppo?” mi ci sono ritrovata in pieno in questo interrogativo sai Prog? E voglio dirti che non è chiedere troppo no! A far paura non è l’autoreferenzialità nella società ma dentro i rapporti personali. Davvero un bel post

  8. 7 marzo 2009 alle 20:09

    Ma “qualcosa” lo dovrai pur essere, no?Pensaci bene: sei cinico-disincantato? Sei sognatore-svagato? Sei irrazionale quel tanto che basta? Intellettuale coi pugni in tasca? Dobbiamo essere e non possiamo sottrarci dal definirlo lasciandone traccia, cercare spazi per riempirli della nostra presenza, siamo noi gli invasori, l’alterità, il narciso che si specchia per morire di sè.

  9. 7 marzo 2009 alle 20:40

    Bravo Progvolution!Condivido il tuo post.Venditori di fumo, megalomani, in definitiva odiosi che, al di là del fastidio che danno, vanno ignorati.Giusto il commento di andreacamporese…Ciao Prog, un caro saluto e Buona domenica! 🙂

  10. jesuismoi
    7 marzo 2009 alle 21:02

    Ottimo post che evidenzia una grande arguzia!Il pavoneggiamento e l’autoesaltazione sono gli strumenti di chi, sapendo che non è capace di mostrarsi per quello che è, indossa un abito non suo! Il problema è che questo abito diventa un ‘modus vivendi’ e viene cambiato a seconda delle circorstanze e, naturalmente l’autoconsapevolezza sparisce.La rete è una fantasmagorica vetrina per questi cercatori di allodole!

  11. 7 marzo 2009 alle 21:14

    nessuno ti toglierà mai ciò che sei a meno che tu non lo permetta.la sensibilità è innata e non è per tutti ahimè e si vede troppo spesso.buona domenica

  12. 7 marzo 2009 alle 21:42

    Mi sento un po’ presa in causaMi dispiace 😦 non avrei voluto intendere questo! Ciao 🙂 VaniaBel post !!

  13. 7 marzo 2009 alle 22:37

    Tu e tutti i tuoi lettori commentatori, compreso me: siamo certi di essere i migliori di tutti gli altri che non condividiamo o con cui non “concordo” ?!!!Prog qui dentro c’e’ la regola del tutto e il contrario di tutto. Questo e’ il gioco virtuale. Ma sei certo che io sia uomo?Se poi mi parli della vita reale concordo con chi e’ daccordo con te!Ah! dimenticavo, io sono immortale!

  14. 8 marzo 2009 alle 06:36

    Più terra terra, il mestiere del truffatore che lavora in simbiosi con la sua vittima, spesso aiutato da altri complici, riflette il senso del tuo soggetto in discussione. Lui vende un prodotto che non esiste in quanto falso, eppure desidera (vuole) che la sua vittima gliene faccia acquisto. Le vittime, che meritano di essere truffate, hanno questo di buono, però: dopo aver dimostrato tutta la loro predisposizione all’acquisto, spesso aprono gli occhi col resto del vuoto intorno.

  15. 8 marzo 2009 alle 11:12

    x alaphsi necessito di un esperto ma non fai da te, uno bravo assaix amatamaridefinirsi certo, ma con onestà, tutto qua

  1. 22 agosto 2010 alle 14:09
  2. 27 agosto 2010 alle 13:18

Spazio al dissenso

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