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Il demone nella natura morta

Come facevo? Non lo so, pensarci mi atterrisce.
Come facevo? Quando non scrivevo dove finivano queste sensazioni?
Si disperdevano nell’atmosfera per riunirsi all’energia universale?

Quando l’anima oscillava violentemente come potevo permettere di dissolvere l’energia di quel movimento?
Oggi che ho vissuto l’euforia della gioia e i baratri del dolore posso scolpirli su un foglio.
A futura memoria.
Per rileggerli a distanza di anni e ricordarmi che sono stato vivo o almeno mi è parso.
Se stai vibrando furiosamente basteranno le mie scarne parole a lasciare una traccia che non avrà confini.

La scrittura non può che essere catarsi. Non importa se sai scrivere.
Scrivi per difesa, per imprigionare i tuoi demoni dentro il foglio.
Per questo nel rileggerli, le parole ti strazieranno ancora e ancora perché il demone incatenato in eterno, vorrà avere la sua vendetta.
E l’avrà.
E tu ne sei consapevole ma non vorrai sottrarti.
Non potrai evitarlo.
Vorrai rinascere e morire di nuovo. Per capire quello che sei stato e quello che sei diventato.
Tra vanità e nostalgia consapevole che nelle parole ci sono io, io, soltanto io. So che è un esercizio di solitudine. Eppure non posso fare a meno di queste mie righe, natura morta, natura indemoniata, natura patetica.

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Categorie:comunicazione Tag:
  1. 7 febbraio 2009 alle 23:33

    La solitudine contiene il respiro del mondo.(io)

  2. 8 febbraio 2009 alle 00:16

    Beh puoi sempre provare a scrivere per farti leggere🙂

  3. 8 febbraio 2009 alle 00:41

    Credo di aver capito come mai non riesco a buttare giù una storia … ce l’ho tutta in testa … devo solo liberarla sui fogli … sono i demoni dentro di me, che rileggendomi, mi impediscono di continuare … nella catarsi però, quando si trova il problema … in pratica si trova la soluzione del medesimo. Speriamo bene!

  4. 8 febbraio 2009 alle 09:18

    scrivere per fermare i nostri pensieri.leggerli, quando ne avrai bisogno, per scaldarti un po’quando sarai solo dvanti al camino della tua memoria

  5. 8 febbraio 2009 alle 11:09

    Fantastico! Sono daccordo, parola per parola!!

  6. 8 febbraio 2009 alle 11:45

    Ogni espressione dell’uomo è un dispiegarsi delle proprie sensazioni. Scrivere, dipingere, fermare gli attimi con una foto, ecc.. sono momenti in cui buttiamo fuori di noi il nostro io per farlo conoscere agli altri oppure per ricordarlo solo a noi stessi.

  7. 9 febbraio 2009 alle 13:26

    Non sai come ti capisco…

  8. 10 febbraio 2009 alle 03:31

    La mejor terapia es ecribir.A veces intentamos pensar, ordenar nuestras ideas, pero nos dispersamos.Sin embargo, lo que escribimos, requiere atención, y siempre está ahi,para cuando lo necesitemos.A mi me vá muy bien.Un beso————La migliore terapia è quella di scrivere. A volte si cerca di pensare, di organizzare le nostre idee, ma si stanno diffondendo. Tuttavia, ciò che scriviamo, richiede attenzione ed è sempre lì, quando ne abbiamo bisogno.Che sto facendo molto bene. Un beso

  9. 11 febbraio 2009 alle 21:36

    non sempre ferisce rileggere le proprie parole ,spesso perdono l’efficacia col tempo e l’aver fatto defluire dall’anima il pathos è utile oltre che necessario…

  1. 4 agosto 2010 alle 22:33
  2. 11 dicembre 2010 alle 18:48
  3. 13 marzo 2011 alle 18:14

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