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L’olocausto. Il Male assoluto, il Male relativo, il mio Male

Oggi è il giorno della memoria della Shoah: il genocidio degli ebrei da parte dei nazisti.
Il 27 gennaio di 64 anni fa l’Armata rossa arrivava ad Auschwitz e liberava i superstiti dell’Olocausto.
Nei campi finirono massacrati insieme agli ebrei, i zingari, i comunisti e tutti i presunti “diversi”, tutti i non puri, gli imperfetti, i non ariani. Tutti convogliati nelle decine di campi di sterminio (e non scordate mai che uno di questi luoghi di dolore era in Italia, a Trieste) per essere rinchiusi. Torturati. Umiliati. Eliminati. Dissolti. Bruciati. Cancellati.

Una gigantesca e disumana macchina organizzativa. Un male che è stato insieme furiosamente crudele e gelidamente burocratico.
Churchill sapeva, Truman sapeva, Stalin sapeva, Mussolini sapeva, il Vaticano sapeva.
Sapevano da molto prima che i sovietici varcassero la soglia che recava la scritta “Il lavoro rende liberi”.
Mi piacerebbe dire che ci sono i buoni e i cattivi. Ma la realtà è che nessuno innocente.

Chiunque abbia letto “La banalità del male” si ricorderà che Arendt Hannah disse di Eichmann “le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale, ne demoniaco ne mostruoso”. Questo è l’aspetto che più angosciante.
Pensare a questi grigi e mediocri soldatini-burocrati che con rigore e sistematicità mettono in atto lo sterminio, la morte, il dolore.
Non dei sadici isolati. Non dei mostri sanguinari con gli occhi iniettati di sangue.
No, giovani borghesi europei di “buona famiglia”, di “media cultura”.
Tuo padre, tuo fratello, tuo figlio, io.
È così, bisogna prenderne atto. Il male è dentro di noi.
Se continuiamo a pensare che il male è fuori di noi ci fregherà di nuovo, ripresentandosi uscendo dall’unico posto dove pensiamo di non trovarlo: noi stessi.

Si ricorda l’Olocausto come Male assoluto ed è difficile contestarlo. E’ talmente assoluto che anche per me “C’è Auschwitz, dunque non può esserci Dio”.
Ma allora mi chiedo qual’è il Male relativo? Quello che l’uomo ha sparso nella sua sanguinosa storia di guerre, genocidi, stragi, eccidi, pogrom, colonialismo, schiavismo, sfruttamento e violenza?
Primo Levi ha vissuto il Male Assoluto ma sembra insegnarci che esso è solo figlio di quel Male (presunto) relativo (mi riferisco al “Canto dei morti invano” che potete leggere alla fine del post).
Mali immensi che sono relativi nel tempo? Nello spazio? Nelle nostre coscienze?
Il Male banale descritto dalla Arendt dove si inserisce?

Pensare che il male sia qualcosa di esterno a noi e quindi eliminabile è lo stesso ragionamento perverso che fecero i nazisti. Questo è quello che voglio ricordare oggi e in mio ogni domani.
Questo è il giorno in cui devo ricordare il Mio Male.

Canto dei morti invano
Sedete e contrattate
A vostra voglia, vecchie volpi argentate.
Vi mureremo in un palazzo splendido
Con cibo, vino, buoni letti e buon fuoco
Purche’ trattiate e contrattiate
Le vite dei vostri figli e le vostre.
Che tutta la sapienza del creato
Converga a benedire le vostre menti
E vi guidi nel labirinto.
Ma fuori al freddo vi aspetteremo noi,
L’esercito dei morti invano,
Noi della Marna e di Montecassino
Di Treblinka, di Dresda e di Hiroshima:
E saranno con noi
I lebbrosi e i tracomatosi,
Gli scomparsi di Buenos Aires,
I morti di Cambogia e i morituri d’Etiopia,
I patteggiati di Praga,
Gli esangui di Calcutta,
Gl’innocenti straziati a Bologna.
Guai a voi se uscirete discordi:
Sarete stretti dal nostro abbraccio.
Siamo invincibili perché siamo i vinti.
Invulnerabili perché gia’ spenti:
Noi ridiamo dei vostri missili.
Sedete e contrattate
Finché la lingua vi si secchi:
Se dureranno il danno e la vergogna
Vi annegheremo nella nostra putredine.
Primo Levi

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  1. 27 gennaio 2009 alle 19:43

    La Storia, non insegna! E il Male, in qualsiasi modo, fa solo male a chi lo riceve!

  2. 27 gennaio 2009 alle 20:14

    mi sono piaciute le tue riflessioni e “il mio male” del titolo è un pugno allo stomaco. Il male è dentro di noi sì, ma pensa a tutti gli aguzzini nei campi che alla fine erano solo grigi burocrati che “obbedivano agli ordini” e che sterminavano esseri umani solo perché tanto ligi al lavoro…La Storia dovrebbe insegnare ma non è così. La memoria, tenerla viva, insegna. Bel post!

  3. 27 gennaio 2009 alle 20:28

    Bravo Progvolution!Un post davvero molto bello, dovremmo tutti ringraziarti per averlo scritto in questo modo.Mi unisco anche al commento che ti ha lasciato Arnicamontana: giustissimo!

  4. 27 gennaio 2009 alle 20:28

    La differenza tra malvagi e giusti la si trova ancora nelle parole di Levi:“La vergogna che i tedeschi non conobbero, quella che il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui, e gli rimorde che esista, che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono, e che la sua volontà sia stata nulla o scarsa, e non abbia valso a difesa.”La prosopopea televisiva nostrana in ricordo dell’olocausto nasconde l’ipocrisia di una politica che si ricorda degli ultimi e dei giusti solo per autocelebrarsi. Il Male resta oggi più che mai nella criminale malvagità dei governanti che, distanti anni luce dalla realtà, rincorrono le loro ottuse velleità, seminando morte tra gli ultimi della terra.Grazie

  5. 27 gennaio 2009 alle 20:50

    In germania oggi è il giorno del pentimento non del ricordo come da noi, non solo i Tedeschi dovrebbero pentirsi anche gli Italiani sono stati molto solerti complici,si preferisce dimenticare e rimuovere si preferisce pensare “italiani brava gente”.Concordo con Progvolution il male è in ognuno di noi e bisogna sempre stare in guardia perchè non prenda il sopravvento sulla parte buona che è in noi,quando c’è.

  6. 27 gennaio 2009 alle 22:12

    Caro Progvolution, dici il vero.Sai, ricordo un episodio che mi capitò nel 2004.Allora ero per il mio secondo a Stuttgart, in Germania, ed andai con un amico a vedere al cinema “Der Untergang” (La Caduta), il film sugli ultimi giorni di Hitler nel suo bunker.Ebbene, in Germania il film fu accompagnato da feroci critiche, perchè il regista aveva dipinto un Hitler fin troppo umano (secondo i critici), invece che insistere sui suoi tratti paranoici e malvagi.Temo che queste critiche siano frutto solamente dell’angoscia che ci attanaglia, del desiderio di esorcizzare qualche cosa che, temiamo, ci caratterizzi più di quanto non vorremmo.Hitler era umano? nel film viene rappresentato umano nei confronti di Eva Braun o di alcuni bambini tedeschi, ariani: insomma, nei confronti del suo popolo, quello per cui stava portando avanti la Guerra in tutta Europa. Penso non ci sia nulla di scioccante in questo, lo trovo anzi ovvio: lui amava il suo popolo ed odiava tutti gli altri. Il Film questo ha mostrato, nè più nè meno la natura umana.Saluti

  7. 27 gennaio 2009 alle 22:39

    Bel postLa questione si pone anche in termini filosofici. Cos’è il relativo e cosa l’assoluto? Un antico pensiero greco ci informa che ogni contrario si compenetra nel suo corrispettivo opposto, fino a una identificazione vicendevole. Il relativo può diventare assoluto e viceversa, fintanto che a sostenerlo è un uomo. Troppo cervellotico, forse, ma è un modo per dimostrare che ciò che ci vive dentro, il male, possiede una parte di assoluto, mentre il male al di fuori di noi sta dentro di noi. Morale: non esistono vari tipi di male, ma solo uno.Ciao

  8. Anonymous
    27 gennaio 2009 alle 23:22

    Il tuo discorso mi ha fatto venire in mente una canzone di Lorenzo Cherubini -Jovanotti- e in particolare una strofa che mi colpisce ogni volta che la sento: “Sarei anch’io un assassino se non deviassi l’impulso” La giornata della memoria sembra diventata solo l’occasione per fare e gara a chi trova il racconto più crudo e più struggente per catturare più ascolti. Dovrebbe essere invece un grido mondiale a tenere la mente e il cuore attenti e vigili contro tutte le ingiustizie e intolleranze di ieri ma molto più di oggi perchè ci sono persone che vengono lasciate morire solo perchè “ormai è vecchio”, “è solo un poveraccio”, “non ha i soldi per pagarsi le cure necessarie”… E ci riteniamo società progredite, abbiamo il coraggio di considerare gli altri terzo mondo. Ma a livello di umanità? Non siamo da quarto o quinto mondo? L’ipocrisia, il far del bene solo quando fa notizia… Non ho più parole…

  9. 27 gennaio 2009 alle 23:29

    Grande Progvolution!Un post bello, ti ringrazio per averlo partorito.Condivido il commento di chi mi ha preceduto. Tutti, nessuno escluso!

  10. 27 gennaio 2009 alle 23:32

    Sembra impossibile che siamo capaci di grandi gesta, di conquiste e invenzioni.E poi siamo capaci di distruggere noi stessi!

  11. Anonymous
    28 gennaio 2009 alle 01:56

    Non può esistere il bene senza la sua controparte, ovvero il male; perciò entrambi sono dentro di noi. So,o se saremo bravi guardiani la polarità del bene potrà prevalere su quella del male, che tuttavia non sparirà mai del tutto. Essere buoni guardiani è proprio riconoscere il notro male interiore, sempre in agguato, sempre più egocentrico e smisurato, soprattutto quando alimentato dal pensiero forma della malvagità di cui ci nutrimo ogni giorno, giocoforza, nel nostro vivere quotidiano, dalla scuola, al lavoro, alla politica, allo sport, alla cultura e così via.Altrimenti non si giustificherebbe la recrudescenza della malvagità che oggi ci assale, più soffocante del disagio di vivere che ho provato durante i famigerati anni di piombo, con un senso dell’essere smarrito.Meraviglioso post, grazie anche per le parole di Pirmo LeviPer Riverinflood: la storia insegna eccome!! Vedrai quanto poco impiegheremo a ripercorrere quei giorni (ma se guardi bene, i fondo, il cammino è già ampiamente iniziato e nell’assoluta indifferenza, proprio come allora).Aguzza la vista ed il sentire!

  12. Anonymous
    28 gennaio 2009 alle 05:03

    Ma non vi sembra stravagante parlare di “giorno della memoria” subito dopo Gaza, due anni dopo il Libano, 26 anni dopo Sabra e Chatila? D’accordo per Auschwitz, ma occorrerebbe istituirne parecchi altri, di “giorni della memoria”, altrimenti a qualcuno potrebbe venire qualche sospetto. Per esempio quello che ricordare quotidianamente l’Olocausto ebraico abbia lo scopo principale di continuare a permettere alla belva sionista di fare quello che vuole, come fa da oltre 60 anni. Il nazismo è durato in tutto 12 anni.

  13. 28 gennaio 2009 alle 07:51

    Poggio ora una pietra sopra la tua tomba per ricordarti che sei sempre nel mio cuore e da questo non ne uscirai.Sei fuggito da Birkenau, campo di lavoro.Di quel periodo non mi hai mai voluto raccontare nulla, ma le tue carte parlavano per te.I tesserini di prigionia, i pass che avevi nei cassetti, le traduzioni dall’italiano al tedesco di frasi di comodo “dove mi portate” “posso mangiare” “grazie, prego” “quando potrò tornare a casa” “posso scrivere ai miei cari”.Ed erano tutte scritte a macchina in modo che fossero comprensibili, che ti salvassero.E probabilmente ti hanno salvato, perchè sei tornato. Sei tornato al tuo paese non riconoscendo la strada di casa distrutta dalle bombe.La gente faticava a guardarti in viso e il primo che ti abbracciò di disse che tuo fratello Mentore era morto.Continuasti a camminare, senza lacrime e ricordando solo i 3 mesi di treno per tornare in italia. Una coperta che avevi buttato sopra e una fanciulla a cui eri abbracciato e con la quale avevi condiviso mezza mela. La stessa che, con un sorriso, l’unico dopo anni, ti aveva lasciato ad una fermata prima della tua salutandoti con le poche forze rimaste. Eri comunque un uomo ed eri degno di esserlo.Ed sera e tornasti a casa.Due palazzi uno davanti all’altro le luci accese.Rosina, tua sorella, salutava Tonino dalla camera e gli dava la buona notte.Hai sempre avuto la voce uguale a tuo fratello e scherzavi spesso.Ti sei messo seduto, sotto casa, sulla panchina e hai chiamato Rosina.“Rosì, buttami ‘na sigaretta va.”“Certo Tonì” rispose prontamente.Poi le urla, Arcangelo era tornato. Tonino non fumava.Ti voglio bene nonno.Sarah

  14. 28 gennaio 2009 alle 12:29

    Molto più terra terra, il male è tutto ciò che ci obbliga ad agire contro la nostra volontà. Ci obbliga nel senso che non abbiamo più alcuna via d’uscita. O non la vediamo. Anche se qualcuno dirà che la via d’uscita c’è sempre.Secondo me il male dipende dalla coscienza individuale e ad essa è inversamente proporzionale. Nel caso dell’Olocausto è diventato un male collettivo proprio perché la massa non ne aveva coscienza o comunque non la seguiva.Certo, col senno di mpoi è facile fare ragionamenti. Il problema è quando ci si trova immersi in una situazione simile.Io ci sono andata a Sachsenhausen e ci sono stata per 2 settimane, per un campo di studio e lavoro. Il campo di concentramento era praticamente in mezzo alle case. La coscienza di quei tedeschi al calduccio mentre passavano i treni proprio in mezzo alle loro mura in quel momento non c’era. O almeno era completamente cieca. Il male è anche dove non si vede. Forse soprattutto perché non si vede.

  15. 28 gennaio 2009 alle 16:36

    Una bella domanda hai posto. Allora qual è il male relativo? Io penso non sia giusto definire un male “assoluto” o “relativo. Credo che ci siano mali di dimensioni inversosimili che coinvolgono milioni e milioni di vite umane e protraggono questo cancro per decenni se non secoli.

  16. 28 gennaio 2009 alle 19:29

    Il male forse non é assoluto o relativo ma totale o ridotto a seconda della vastità di innocenti che coinvolge ma alla fine é sempre un orrore perpetrato sulla razza umana da parte dei propri simili.

  17. 28 gennaio 2009 alle 19:46

    Bellissimo scritto.Una nota a tergo: a Trieste la Risiera divenne monumento nazionale appena nel 1965 e solamente dieci anni dopo fu inaugurato il civico museo.Avendo vissuto gran parte della mia vita proprio a Trieste posso affermare che nelle scuole elementari e medie si iniziò a parlare della Risiera appena verso la fine degli anni ’70.

  18. 28 gennaio 2009 alle 20:13

    Ecco io l’ho letto il libro di Levi, Se questo è un uomo. E’ davvero devastante. Sul male invece, consiglio a tutti un libro: Hannah Arendt.“La banalità del male”.

  19. 28 gennaio 2009 alle 20:39

    Concordo con amatamari anch’io sono sempre vissuta a Trieste e per molti anni nessuno parlava delle Risiera,si è preferito rimuovere e dimenticare,come ho detto nel commento di ieri e se facessimo un sondaggio su quanti italiani sanno di un campo di sterminio in Italia il risultato sarebbe ben misero.

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