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Tu sei il migliore delle tue stesse alternative

Ti alzi ogni mattino e deve pulire il tuo corpo. Lo ami anche se è il peso osceno che ti impedisce di volare. Lo ami ma nasconde un segreto osceno e grottesco: pur nella sua perfezione produce scarti. Escrementi si sé che l’idolo che abbiamo inglobato ritiene inaccettabili in quanto una divinità non produce sporcizia. Allora urge una cosmesi appartata per nascondere all’Olimpo il nostro tragico difetto.

Ti chiudi nel unico luogo di solitudine sociale, nell’unico ambito segreto e arcano della tua vita per provvedere alle tue abluzioni purificatorie. Elimini scorie, pulisci residui organici cioè quello che nella nostra società è un inaccettabile errore e orrore.
Il tuo corpo ora èlindo purificato nell’acqua. Il guscio è pronto, splendente ma noi, vivendo in una società che è solo materia, siamo essere incorporei e allora ti guardi allo specchio e devi affrontare la parte più difficile: purificare l’anima.

Il sonno che hai appena lasciato ha aperto gli archivi del dolore, ha spalancato gli abissi dell’indicibile. Il tuo stato onirico ha scatenato una guerra folle, come tutte le guerre, tra i tuoi desideri e le tue regole. Non te lo ricordi ma sei destabilizzato dall’aver sfiorato la tua vera essenza. Non è in superficie, eppure, sommerso, senti un dolore che pulsa ingiustificabile. Per convenienza, ottusità o ingenuità lo ritieni solo il classico malumore del mattino, quello su cui si scherzi ironico al mattino con i colleghi di lavoro.

Ti guardi allo specchio e non capisci cosa vedi. I tratti sono i tuoi ma devi dargli un senso. Pitturerai la maschera di Pierrot, o indosserai la maschera di hockey di Jason Voorhees. Non importa vorrai sporcare volontariamente le profondità recondite della tua pelle che hai appena pulito esteriormente. Guarderai con convinzione la tua maschera e ti convincerai che sei tu sei il migliore delle tue stesse alternative. In pochi secondi darai in senso al tuo contesto sociale e valoriale.

Ti ripeterai invisibilmente che la tua famiglia è perfetta, che la tua società è la migliore possibile, che la tua religione ti aiuterà a sopportare le pene, che il tuo lavoro è un compromesso accettabile. “Tu sei il migliore dei Tu possibili” è il mantra spaziale che ripeterai mentalmente un miliardo di volte in un nanosecondo. Pochi secondi di sguardi allo specchio e riuscirai a ingoiare un abisso di frustrazioni, di insicurezze, di fragilità. Pochi attimi di feroce epifania e ti riconoscerai nel noumeno che ti hanno affidato.
Ogni pezzo troverà il suo posto e incastrerà il suo senso nell’immagine complessiva. I singoli elementi troveranno giustificazione. Riuscirai a giustificare, almeno per te stesso, l’uso di droghe, alcool e antidepressivi, la frequentazioni di prostitute e amanti ufficiali e non, gli egoismi, i peccati e le evasioni fiscali.

Ti assolverai e ti convincerai dell’inevitabilità delle tue scelte. Riuscirai a rimuovere il senso di colpa profonda per essere abbiente in una comunità che conosce la povertà e di essere obeso in un pianeta che conosce l’inedia.
Ti farai una ragione del tuo status immodificabile. Riuscirai a farti piacere il tuo angusto carcere sociale e troverai quasi apprezzabile la schiavitù produzione-consumo-tempo libero-purificazione.

Compiuto il rito sarai rinato al tuo compito giornaliero e nella tua rinascita odierna avrai la forza di arrivare alla prossima sveglia mattutina e ricominciare da capo.
E poi di nuovo.
E poi di nuovo.
E poi di nuovo.

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  1. 16 gennaio 2009 alle 09:17

    Bellissimo!!!

  2. 16 gennaio 2009 alle 10:35

    Verissimo, anche se triste.gio

  3. 16 gennaio 2009 alle 14:10

    Nessun rito consapevole. Lo si fa senza manco pensarci. Non ci si sveglia al risveglio, si continua a dormire per tutta la giornata.

  4. jesuismoi
    16 gennaio 2009 alle 16:02

    La vita è solo un’ombra che cammina, un povero attorello sussiegoso che si dimena sopra un palcoscenico per il tempo assegnato alla sua parte, e poi di lui nessuno udrà più nulla: è un racconto narrato da un idiota, pieno di grida, strepiti, furori, del tutto privi di significato!”.Macbeth

  5. 16 gennaio 2009 alle 17:21

    chissà,forse perchè abituata a prendermi cura di corpi deboli e sofferenti,la vedo diversamente la cosa…e ringrazio anche per questo!buon logorio della vita moderna..;-D

  6. 16 gennaio 2009 alle 17:26

    Oppure decidi che vuoi cambiare le cose e non subirle più passivamente quali siano le conseguenze di questa decisione.

  7. 16 gennaio 2009 alle 18:35

    Ma tu vorresti uscire da questo ruolo che ti ha assegnato la vita?Volendo si può anche fare buttare al vento tutte le comodità,il lavoro,gli affetti prendere un sacco a pelo e via per il mondo, evaso dal carcere.Chiudi gli occhi per un momento e pensa come ti sentiresti e se ti piacerebbe.Ci sono prigioni molto comode e libertà molto faticose.

  8. 16 gennaio 2009 alle 18:42

    bellissima……anche se la procedura mattutina del dopo risveglio non è uguale per tutti e spesso in ufficio …LA SENTOOO..!!!

  9. 16 gennaio 2009 alle 19:18

    Grazie. Di una intensità toccante.

  10. 16 gennaio 2009 alle 19:54

    Verissimo, sacrosanto, ma triste.Ciao.

  11. 16 gennaio 2009 alle 20:22

    Stefania e’ quella con cui concordo di piu’.Alziamoci un giorno e mandiamo i nostri secondini a quel paese. Partiamo senza meta e senza tessere.E poi ne riparliamo

  12. 16 gennaio 2009 alle 22:27

    Un caro saluto!

  13. 17 gennaio 2009 alle 00:10

    Ciao!dopo la brutta figura che ho fatto sono venuta a leggere il tuo nome…perdonami di nuovo….Buonanotte Marco

  14. 17 gennaio 2009 alle 00:52

    Bellissimo..

  15. 17 gennaio 2009 alle 12:40

    Molto bello…ciao< HREF="http://cristianbelcastro.blogspot.com" REL="nofollow">http://cristianbelcastro.blogspot.com<>

  16. 17 gennaio 2009 alle 12:47

    Tutti noi comuni mortali passiamo l’intera esistenza a pensare che siamo i migliori possibili di quello che potevamo essere. Passiamo l’arco esistenziale a formare questa convinzione dell’esser stati i migliori, di aver fatto il possibile per essere i migliori.Siamo inseriti in questa concezione assoluta di noi stessi.In realtà per la stragrande maggioranza di noi siamo solo stati i meno peggio….ma ben lontani dai migliori possibili.Perchè abbiam passato piu’ tempo a convincerci di questa asserzione che a formarla con le nostre azioni.Per cui infine ci ritroviamo forse , e dico forse, come i meno peggio….

  17. 18 gennaio 2009 alle 10:07

    Mò ce sò riuscito. Quarche vorta c’è che dè a capoccia mia che nun funziona.Vabbè speriamo bene pe’ futuro. Ti rigrazio per il suggerimento valido anche se le “tre puntate” si sono succedute in date diverse ma sempre nello stesso luogo però mi pare presuntuoso da parte mia perchè penso sempre che prima di raccontare ad altri io racconto a me.

  18. 20 gennaio 2009 alle 18:33

    Sì, ma poi ci va una pausa, sempre le stesse cose si finisce a picco se ci si riflette troppo: uno si suicida (!) se si fa venire paturnie di questo tipo e rinasce che so, gatto, elefante, Berlusconi. Poi magari si ritorna al vecchio, noioso tran-tran.

  19. lilly
    28 gennaio 2009 alle 17:05

    e che ci vuoi fare??questo è ciò che ci permette la natura umana ,siamo esseri limitati….

  1. 6 luglio 2010 alle 06:10

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