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Voglio le tette più grosse del mondo! In difesa di Sheyla Hershey, nobile paladina della società quantitativa

Avvertimento: questo post non parla di sesso ma di anima, quindi forse è ancora più pornografico.

Sheyla Hershey è una ragazza brasiliana che si è martoriata di interventi chirurgici per arrivare a quello che dovrebbe essere un seno da guinness. Questa è notizia di questi giorni, la classica notiziola che i media, affranti di moralismo, amano sottolineare per poter così mostrare nei loro serissimi contenitori un paio di grosse tette (sempre utili nell’apprezzamento di un medium di informazione), insomma esattamente quello che sto facendo io.
Io però voglio difendere Shirley.

Lei non è peggio di me o di chiunque rotoli nelle società progredite e competitive. Siamo una società dove ciò che interessa, ciò che fa notizia, ciò di cui parla la gente è: ciò che è più grande, più alto, più grosso, più antico, più…
Il centro commerciale più grande in Italia, il blog con più contatti, il calciatore con più vittorie, il film campione di incassi, il libri best seller, il “disco che ha venduto 9 milioni di copie” (della serie 100 milioni di mosche non possono sbagliare…). In qualunque campo alla fine torniamo sempre al grande quesito esistenziale dell’uomo: chi ce l’ha più lungo?
Non scandalizzatevi, sembra evidente. Non so se la questione è freudiana e legata al sesso, ma mi sembra che la metafora regge.
Siamo una società quantitativa, una società dei guinness.
A nessuno interesse la qualità delle cose ma solo le loro dimensioni, la loro apparenza la loro notiziabilità un tanto al metro cubo.

La normalità ha preso il sopravvento, siamo tutti uguali nel senso di piallati e conformati: indossiamo gli stessi vestiti seguendo le mode per non essere diversi dagli altri, guidiamo le stesse macchine, guardiamo gli stessi programmi tv, ascoltiamo la stessa musica (top ten), navighiamo sugli stessi siti (i più frequentati). Ci sentiamo rassicurati a fare quello che fanno gli altri, a somigliare agli altri, a indossare le divise che indossano quelli della nostra comunità, squadra, clan, partito, fazione, etnia, religione, casta.

Ma d’altro canto tutto questo grigio uniformarsi, per quanto tranquillizzante e necessario a non farci sentire inadeguati, ci deprime, ci fa sentire massa. Vogliamo emergere, distinguerci e l’unico modo è è essere il più di qualcosa. Non meglio, più.
Non conta con che mezzo, trucco o morale, basta essere più. Avere le tette più grosse del mondo, non è peggio che avere la villa più grande del globo o la più grande collezione di vinili.
Forse la cara Sheyla pensa di farlo per avere fama, successo e soldi ed è sicuramente vero ma è solo la parte superficiale del problema. Lei in realtà è un nessuno che, come tutti, noi, vuole, essere qualcuno, vuole riaffermare di essere un individuo specifico e non una formica del formicaio, non una semplice consumatrice del mondo del consumo.
NO!
Lei è Sheyla la donna con il più grosso seno rifatto del mondo. Lei è qualcosa perché giornali, tv e web parlano di lei.
Lei ha abbandonato il suo vecchio e inutile guscio anonimo per risorgere in emozione e noi in preda a consumismo emotivo la consumeremo emozionandoci (non importa come: indignazione, scherno, attrazione… è assolutamente indifferente perché parliamo di meno artificio).
Anche se l’emozione dura 5 minuti lei ha raggiunto il suo scopo, sarà appagata, sarà un qualcosa che potrà raccontare ai suoi vicini o alla fermata del bus, potrà ricordare di quando si è trasformata da bruco a farfalla (e la farfalla gode della sua bellezza pur consapevole di morire in un giorno).

Io sono come Sheyla, io come lei non riesco a sottrarmi dal capitalismo dell’anima. La gioia dell’accumulo, il godimento nel profitto dell’accatastare oggetti, record, cataloghi e misure.
Io come Sheyla cerco un modo di affermarmi e non riesco a non farlo che in modo quantitativo come ad esempio tramite la mia collezione di dischi e di libri. Poteva essere una collezione di auto o di donne, sarebbe stato lo stesso.
Io, insomma, sono come Sheyla solo che ce l’ho più piccolo.

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  1. 9 gennaio 2009 alle 12:11

    La vedrei bene come ministra italiana…chissà se berlusconi la conosce!?< HREF="http://cristianbelcastro.blogspot.com" REL="nofollow">http://cristianbelcastro.blogspot.com<>ciao

  2. 9 gennaio 2009 alle 13:18

    Mah…

  3. 9 gennaio 2009 alle 15:56

    Ciao. Finalmente qualcuno che ha il coraggio di dire come stanno le cose.

  4. 9 gennaio 2009 alle 16:18

    “L’accettiamo l’accettiamo è una di noi, una di noi. L’accettiamo l’accettiamo è una di noi, una di noi”. Siamo tuti freaks.

  5. 9 gennaio 2009 alle 17:30

    Appena vista la foto ho provato una profonda tristezza,forse voi maschietti non sarete daccordo ma non c’e niente di sensuale in quelle enormi poppe,fanno venire in mente una balia di 4 gemelli,per non parlare dei danni che ne potrà avere,col tempo si inclinerà in avanti e le verra la gobba.Credo che anche una mammografia per eventuali problemi sia alquanto complicata.Ma è solo così che una donna può aspirare a finire sui giornali e magari fidanzarsi con un calciatore?

  6. 9 gennaio 2009 alle 20:14

    eppure è tanto facile sottrarsi al capitalismo dell’anima (bellissima l’immagine!)!! basta guardare la formula al contrario e rimpiazzare il PIU’ con il MENO! Io personalmente non condanno lei ma le persone che le stanno attorno. Se vedessi nei suoi occhi anche un briciolo di felicità, allora niente da dire…ma non riesco a non porvare tanta tenerezza…quasi pena. Perché il non accettarsi per come si è stati creati fisicamente è un male a cui non vi è rimedio. E non penso che l colpa sia solo della società, ma anche della poca volontà della gente di non voler conformarsi…insomma dove stanno i ribelli, anzi le ribelli????

  7. 9 gennaio 2009 alle 20:36

    l’ennesima classica vittima sel sistema…., bel post, scusa la banalità

  8. 9 gennaio 2009 alle 20:45

    x Soulla tua formula non è facile come sembra ma forse è l’uovo di Colombo.Comunque hai proprio ragione il conformismo è un’epidemia, la ribellione anche solo (o sopratutto) come pensiero è estintaun saluto< HREF="http://progvolution.blogspot.com/" REL="nofollow">Sussurri obliqui<>

  9. 9 gennaio 2009 alle 21:29

    Vorrei essere la sua…spugna!!!!mmmmm…chi di tette ferisce… di tette fa perire!!!!! ^__^

  10. 9 gennaio 2009 alle 22:53

    Ciao Prog, è giusta la tua analisi e “capitalismo dell’anima” è davvero una riuscita espressione, ma avendo tu usato spesso la prima persona plurale nel tuo post, mi perdonerai se mi chiamo fuori. Non credo di trascorrere l’esistenza ad accumulare cose, come non mi interessa se non ho abbastanza cose. Non provo invidie verso i beni degli altri e mi basta il mio, che non è poi molto in verità, ma va bene così. Posso avere delle ambizioni o delle aspirazioni, ma sono esclusivamente personali e dietro non hanno spirito di rivalsa o di competizione. Magari solo una ricerca di miglioramento personale: qualità di vita e non quantità.E questa Sheyla non la capisco proprio, ma se a lei piace….Un saluto.

  11. 9 gennaio 2009 alle 23:00

    x Rougechiaramente ognuno valuta la sua situazione. Potevo usare la prima singolare ma penso che il discorso sia valido su larga scala quindi sono partito da me e ho allargato il campo. Per fortuna molti, è il tuo caso, sono immuniA presto< HREF="http://progvolution.blogspot.com/" REL="nofollow">Sussurri obliqui<>

  12. 10 gennaio 2009 alle 00:06

    Il coraggio di essere se stessi!

  13. 10 gennaio 2009 alle 10:17

    la gente sta male sul serio azz

  14. 10 gennaio 2009 alle 15:06

    Hai ragione Prog, questo post è pornografico. E’ osceno e.. è eretico parlare di qualità e di se dove invece conta la quantità e il non-se, ma l’uniformazione. Dove l’essenziale è presentare un contenitore.. spettacolare per emergere dalla massa che conforta ma anonimizza. I famosi 5 minuti di celebrità garantiti.. Chiedersi cosa contiene il contenitore è però.. imbarazzante. Sheyla ha deciso che niente di quello che era poteva renderla unica e ha scelto di diventare una rappresentazione esasperata dell’immaginario erotico maschile. Continuerà a non essere se stessa ma avrà le tette più grosse, e finte, del pianeta. E ad avere l’approvazione di ben più di 100 milioni di mosche, che a loro volta desiderano avere qualcosa di altrettanto grosso ( e finto ) che li celebri.WOW!Si, la gente stà male sul serio..

  15. 11 gennaio 2009 alle 12:55

    Più leggo i tuoi articoli più mi congratulo con te. Sei riuscito a dare una notizia seria e criticamente costruttiva su un argomento che sembrava stupido. Ancora complimenti. Ingenuo 😉

  16. 12 gennaio 2009 alle 19:31

    x Ingenuoveramente grazie, facciamo quel che possiamo 😉x Tuttiavete ragione, la gente sta male

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