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Fini attacca la Chiesa sulle leggi razziali: le piroette e capriole di pensiero della terza carica dello Stato

Fini da delfino di Almirante a Presidente della Camera ne ha fatta di strada.
Viste le sue ultime esternazioni, risulta curioso tanto fervore antifascista in un ex fascista.
Negli ultimi anni sta inanellando una serie di piroette ideologiche volte ad abiurare la sua fascinazione per il ventennio e a rifarsi una verginità democratica. Si sforza più che può ma si ferma sempre a un passo dalla metà con lo schema: “Si, ma”.
Prima va in Israele e si sforza di dire che il fascismo “era male assoluto” ma poi tiene a precisare che “l’ideologia fascista non spiega da sola l’infamia delle leggi razziali”.

Eccolo il distinguo. La divisione delle colpe.

Fini ci tiene a sottolineare che anche la società italiana e la Chiesa cattolica devono farsi un esame di coscienza. La questione è di interesse e non la trovo del tutto sbagliata (appare chiaro che in Italia abbiamo voluto obliare che il fascismo è stato anche a una colpa collettiva, una macchia sul nostro popolo, avvallato da tutti i poteri tradizionali del paese: borghesia, imprenditoria e religione) ma l’obiettivo strumentale di tale affermazioni è inaccettabile.
Il retro-pensiero di Fini è giustificazionista: il fascismo interpretava il male oscuro già presente nella società italiana e nella sua più rappresentativa istituzione morale (la Chiesa Cattolica), quindi il fascismo cattivo (banalizzando per sintesi) era espressione di un popolo cattivo retto da una istituzione religiosa cattiva.

Il male condiviso, le colpe ripartite e quindi meno pesanti. Se siamo tutti colpevoli nessuno si potrà alzare e puntare il dito su di me (così deve pensare Fini) e ricordarmi:

  • che sono stato presidente del MSI, un partito neofascista nella patria dell’orrore e dello sfacelo del fascismo e lo sono stato mentre la democrazia italiana cresceva faticosamente;
  • ho definito Mussolini il più grande statista del 20° secolo;
  • ho a casa l’opera omnia del Duce; etc, etc, etc
Fini pencola traballante tra un passato che ha sposato visceralmente (e di cui non riesce a liberarsi) e uno slancio istituzionale che lo ha portato alla terza carica dello Stato e che richiede una forte volontà di sposare i principi di libertà, tolleranza e democrazia, insomma ideali esattamente opposti a quelli che sono stati i suoi ideali fascisti di gran parte della sua età adulta.
Sembra un abito che gli va ancora stretto forse anche per la necessità di non irritare la sua nostalgica e nera “base”.

E così oggi Fini presidente di un partito che vuole essere destra moderna, che fa suo il motto “Dio, Patria e famiglia”, così il cattolico e divorziato Fini, per dare una limata alle colpe della odiosa ideologia che è stata il suo faro in passato, pensa bene di attaccare la Chiesa, che dovrebbe essere un suo punto di riferimento in quanto a pensiero destrorso e tradizionale.

Capriole storiche e ideologiche di chi cerca di far convivere dentro di sé passato fascista e futuro (?) democratico. Forse ha ragione l’Osservatore romano a parlare di ”approssimazione storica e meschino opportunismo politico”.
Ma, per rispettare il motto fatto proprio dall’Osservatore romano (Unicuique suum Dare a ciascuno il suo) faccio notare, per inciso, che alla fine, la piccata e irritata risposta dell’organo della Santa Sede nasconde la coda di paglia di chi ha gravissime responsabilità storiche, morali e materiali.
Ma questa è un’altra storia che potete leggere, ad esempio, su Linea gotica.

Puoi votare e commentare l’articolo anche su Agora Vox: qui.

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  1. 18 dicembre 2008 alle 19:03

    Tutto vero quello che dici ma vero anche che le colpe vanno condivise,hai mai visto le folle oceaniche che applaudivano festanti ai discorsi in piazza Venezia,non credo che erano tutte li contro la loro volontà.E’ un passato con cui gli “italiani brava gente” non hanno mai voluto fare i conti.La Spagna chiederà al nostro governo le scuse ufficiali per i bombardamenti subiti durante la guerra franchista,e a Trieste hanno intitolato una strada a uno di quei Italiani che partirono volontari.

  2. 18 dicembre 2008 alle 21:46

    Qualcuno disse tanto tempo fa: Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

  3. 18 dicembre 2008 alle 22:07

    Dobbiamo dargli ragione (in effetti ce l’ha) e metterlo ancora di più in difficoltà con i suoi e con la chiesa. Intanto vi ricordo un bel film di Costa Gravas sull’argomento: La Confessione.

  4. 18 dicembre 2008 alle 23:05

    Mò ci scavalca pure sulla laicità…

  5. 19 dicembre 2008 alle 00:42

    Ciao! complimenti per il blog innanzitutto!!!Grazie per il link, ti ho aggiunto anche io!!

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