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Il sole albeggia nella mia anima ma va a tramontare in un mondo troppo concreto

Esco presto stamattina.

Come ogni mattina. Sono sulla piazza della mia città.
Il clima è obbligatoriamente natalizio: le luminarie illuminano, i fiocchi infioccano, l’albero si erge come un obelisco, al centro del paese.
La piazza è occupata da una baraccopoli con le luci e i fiocchetti che il Comune ha voluto chiamare, che burocrati poetici!, “Villaggio di Natale”.
Piove ma non fa freddo. E’ gradevole camminare in strade quasi deserte di cittadini mentre le luci si riflettono nel lucido dell’asfalto. Con la musica nelle orecchie. Mentre fluisce mi pare di capire, finalmente, che l’unico momento in cui mi sento veramente in armonia con me stesso è quando faccio vibrare la musica nel corpo.

Manca poco all’albeggiare. Il sole albeggia nella mia anima e tramonterà in un mondo troppo concreto.
Oggi 5 dicembre non è un giorno qualunque. È il giorno della fiera.
Ma non c’è l’allegria della feira raccontata nello splendido libro di Ramon Chao: La Mano Negra in Colombia. Una descrizione che non scorderò mai e che meriterebbe di essere letta (sembra un consiglio.. e lo è, vedete voi cosa fare).
Qui non c’è magia, non c’è mistero. I bambini non proveranno stupore, assuefatti dal tutto catodico che si iniettano giornalmente.
Ma il fanciullino che mi porto dentro vuole cercare quella sensazione e ora, alle 6.30, la può sentire.
I girovaghi delle bancarelle stanno montando le loro postazioni. È presto e non sono ancora molti, ma il clima di costruzione di questo serpentone sulle strade del centro mi fa venire in mente la tensione gioiosa del montaggio del palco prima di un concerto rock.Ancora posso illudermi che si sta mettendo su una fiera di sogni per persone pure. Davanti agli occhi ho la costruzione del mondo della fiera di S. Nicolò.
La fiera del mio paese.
Cibo impuro, insano ma, saporitissimo. Giocattoli scadenti sicuramente fatti dalle dita di bimbi cinesi e vietnamiti schiavizzati per allietare le ore di pasciuti bimbi italiani. Finte bancarelle etniche gestite da finti venditori etnici che vendono prodotti etnici di tutto il mondo (ma prodotti tutti in Cina).
I miei sogni durano un attimo. So bene, succede ormai ogni anno, che tra poco si svolgerà il solito trito rito di bancarelle. Triste e spente.
Consumo in strada, ma sempre consumo.
Non c’è vita o socialità.
Nessun coinvolgimento della gente che pascola ordinatamente per i suoi acquisti e i suoi spuntini. Nelle ore della mia lontananza la fiera si ingoierà tutti i cittadini (in grado di deambulare) della mia città.
Al mio ritorno navigherò dentro il tuo intestino, cara la mia Fiera, e non potrò sottrarmi a vedere tramontare, nella tua digestione di esseri umani, il mio sogno mattutino.

Alfred A. Montapert
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  1. 5 dicembre 2008 alle 09:28

    Che bella descrizione di un mattino!Peccato che finisca – proprio come scrivi – in un mondo “troppo” concreto.Comunque, Buona giornata 🙂

  2. 5 dicembre 2008 alle 13:20

    Posti alla velocità di um jumbo :-)))Mi sono cmq messo in pari; mi piace leggerti e quindi non ho perso tempo.Mi soffermo a commentare l’ultimo tuo post per una ragione particolare: è “differente” dagli altri.Questo sapore di malinconia, di nostalgiici ricordi e sensazioni mi ha colpito.Molta poesia nelle tue parole e, anche se magari non è il caso della tua fiera, io ho risentito l’odore delle caldarroste.Esatto, le caldarroste. Quando in certe fiere oltre allo zucchero filato c’era anche un signore che faceva le castagne e tu le potevi acquistare in un sacchetto di carta leggera che quasi si scioglieva al calore delle caldarroste.Forse c’entra poco, ma non assaporavo queste sensazioni e questi ricordi da tempo.Ed il tuo post me li ha fatti ricordare.GrazieDaniele

  3. 5 dicembre 2008 alle 23:20

    Mi piace godere della notte, dell’alba e del mattino da solo, quando la città e’ tutta mia. i sento il padrone di essa e mi piace cogliere iu suo respiro. Mi piace vederla svegliare e quando riprende forma la lascio andare…< HREF="http://sababo.blogspot.com/" REL="nofollow">Sabatino Di Giuliano<>

  4. 6 dicembre 2008 alle 00:21

    non so ma leggendo quel che hai scritto mi è venuta in mente enjoy the silence, sia per le parole che per il video che sicuramente tu ricorderai…

  5. 6 dicembre 2008 alle 00:26

    x Lodovical’accostamento mi dà vertigine!Chi se lo scorda il video…(quanto ero giovane….)GrazieA prestox Tuttiquesto post per me è speciale, rappresenta non solo il mio pensiero, ma proprio me stesso. Sono felice che si è colto. Grazie e a presto

  6. 6 dicembre 2008 alle 14:04

    “Ancora posso illudermi che si sta mettendo su una fiera di sogni “…parto da qui perchè vedo il concentrato di quello che hai scritto…non riusciamo a rinunciare per nulla al mondo alle illusioni costruite da luci false e menzogne..e forse perchè in fondo vogliamo rimanere per sempre un pò bambini…

  1. 22 luglio 2010 alle 17:56

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