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Ascolto il freddo

Eccomi di fronte alla vertigine del foglio bianco. Un baratro latteo dove affondano tutte le mie turbolenze mentali. Un senso di vuoto, pieno di pensieri indomabili, che non vogliono essere coartati all’ordine. La volontà di esprimermi che violentemente affonda di fronte ad arcane difese psichiche.

La temperatura è crollata nella mia città. Sono al chiuso e ho freddo. Ma non è il freddo della temperatura, è il freddo dell’anima che ti scuote dallo stomaco. Esco in maniche corte, il vento mi picchia diretto allo stomaco e mi prende la nausea.
Un respiro e bevo l’aria.
Il corpo protesta ma sento lo spirito sembra giovarsi di questo ossigeno gelato. Non scappo dentro ma cerco di godermi l’aria in movimento e la sensazione di essere avvolto da un fluido naturale. Ascolto il freddo che prende possesso di ogni centimetro di pelle e riscopro che ho un corpo.
Di colpo la sensazione di gelo passa, appoggio la schiena al muro e alzo lo sguardo al cielo inspirando mezza sigaretta.
In quel momento, dopo vari giorni, finalmente le cose sembrano acquisire un senso.

Guardo le finestre del palazzo di fronte e mi chiedo quali storie potrebbero raccontare quei vetri. Che mondi si nascondono a pochi metri da me, quanti cantastorie non varcheranno quella soglia per accogliermi. Vorrei poter affacciarmi in quelle finestre, guardare senza curiosità, ma solo per poter creare storie da narrare e far diventare leggende metropolitane. Ma la vista è limitata e imploro il dono di descrivere il mondo cogliendo solo i particolari e di raccontare storie con una visuale che solo sfiora il centro dell’azione. Ma non so chi implorare o invocare.

Posso contare solo sulle mie parole per esprimere una sensazione senza citarla, per raccontare un sentimento senza parlarne. Non è un espediente letterario ma un pudore infantile, una comunicazione indiretta per autodifesa.
Un desiderio di espressione destinato a chi può e vuole sforzarsi di intuire.

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  1. Anonymous
    20 ottobre 2008 alle 09:56

    Che ingenui noi a pensare di poter descrivere il nostro pensiero, attraverso le parole.Pupazza

  2. 20 ottobre 2008 alle 19:48

    Siamo costretti a illuderci…

  1. 7 luglio 2010 alle 06:15
  2. 4 gennaio 2011 alle 01:29

Spazio al dissenso

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