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Con i tasti intrisi di fiele: Miss Italia

Miss Italia è una fiera della vanità senza alcun senso.
Nasce nel 1946 in un paese devastato dalla guerra, dalle bombe, dalla guerra civile.
Un paese senza televisione, angosciato da tragedie e lutti. Una nazione che cercava gioia e speranza.
Nasce nel 1946, il primo anno in cui le donne italiane possono votare. Una bella mossa che, anche se casualmente, sottintendeva che i diritti si estendevano ma lo status di dignità rimaneva ben diverso.
Il messaggio profondo è che le donne non si realizzavano con la partecipazione alla vita politica, bensì con l’esposizione delle loro grazie.
Da lì in poi tutta discesa. Che gioia per un paese intontito dal bigottismo religioso poter godere di giovani donne in mise succinte, quante fantasie si accendevano per i giovani maschi di provincia.

E via allora, pascolare sulla passerella, carne in vendita, corpi senza parole.
L’Italia qualche passo in avanti lo ha fatto ma questa oscena kermesse di umiliazione femminile ha resistito. Ha resistito al 68, al femminismo, alla riforma del diritto di famiglia, alla scolarizzazione femminile.
Forse ha traballato negli anni della contestazione, ma ora è forte più che mai.
Fiere di genitori bavosi sono pronti a immolare le loro figliole all’altare dello star system. L’ambizione è chiara: la TV. La fama, il successo, i soldi, Essere velina, sposare un calciatore.
Avere successo per il proprio corpo, non necessitando alcun talento, alcun intelletto o capacità. Addirittura dissimularlo se presente perché il mito per il gallo italico è la donna bella e scema.
Un prototipo che scatena le voglie del maschio latino che nel vedere quella altrui (solo finta) si sente rassicurato nella propria ottusità.

Una schema culturale annichilente: il successo senza talento, un sogno di tutti i frustratissimi italiani abituati per secoli a non rincorrere il merito ma la scorciatoia. Se non ci sono riusciti loro, almeno per i figli e le figlie.
Allora moltiplichiamo le fiere di paese, miss maglietta bagnata, miss culetto d’oro, miss quartiere, miss copertina.
Mille occasioni annuali per mostrare il proprio corpo, farlo votare da una schiera di onanisti e godere di una fascia e, gaudio, della corona di reginetta (non regina, già il titolo è sminuente).
I concorsi di bellezza non si distinguono dalle fiere bovine. Ma questa rito dell’eleggere la mucca più pasciuta non sembra scandalizzare le donne. Le ragazze non si sentono umiliate anzi, essere scrutate, misurate, soppesate e interrogate con domande aberranti pare soddisfarle. Hanno tutti sogni del cassetto esaltanti: cinema, moda, teatro e televisione. Nessuna vorrebbe scrivere, fare lo scienziato o vincere il nobel. Troppo faticoso. Meglio fatui sogni che non comportano fatica diversa da quella di mostrarsi.

Tette, culo e sorriso. Sotto il costume niente.
Questo modello di bellezza vuota è l’emblema del paese: una terra di esteriorità disperse nel vuoto culturale.

[fotomontaggio progvolution]

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  1. 14 settembre 2008 alle 12:10

    Condivido il disprezzo per questo triste spettacolo.

  2. 14 settembre 2008 alle 18:05

    “d’estate ragazzine schive, hanno le zinne accennate ma fanno le dive con vestitini carini, nei camerini non le distingui dai manichini, ma sono vive? Bush, Saddam, Arafat, Sharon, mah, la nuova collezione Benetton, yu-huu. Vi auguro una vita elettrizzante, fulminante dalla corrente di un phon. Ma che futuro come Tron, siamo ancora ai Flinstones”complimenti per il blog, che ho aggiunto al mio blogroll!

  3. 14 settembre 2008 alle 18:59

    Caparezza docet…Ti ho aggiunto anch’io!Saluti

  4. Anonymous
    16 settembre 2008 alle 09:10

    Grazie per cio che dici, sono decisamente con te. Facciamo del tuo post migliaia di manifesti, attacchiamoli ai muri delle nostre citta e scriviamo; dedicato a mamma e papa. Non scandializiamoci se poi sono fragili e vuote queste nostre ragazzine.E non sono una “bigotta”.

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