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Tutti dentro! Le carceri immaginarie di un paese senza legalità

Siamo il paese delle carceri immaginarie.

Quelle reali sono tuguri fatiscenti e inumani. Sovraffollate.
Quelle immaginarie sono sempre più gonfie e si scorge un ordinata e gioiosa fila per entrarci.

Tutti dentro!

Le carceri erano sovraffollate, per svuotarle si fa l’indulto e dopo pochi mesi le carceri sono di nuovo piene. Si dovrebbe scegliere dunque una politica penitenziaria prudente tesa a mettere in carcere i criminali più pericolosi e invece ci si accanisce contro i poveracci (prostitute e clandestini), sicuri che gli altri verranno eventualmente solo sfiorati (i clienti) e si fa finta che che non basterebbero le leggi ordinarie per mettere in galera i finti tifosi-veri criminali.

I problemi storici in Italia sono una giustizia lenta che affronta ogni giorno la zavorra di un popolo litigioso (le cause pendenti sono alcuni milioni) e di una procedura processuale che esalta tutte le tattiche dilatorie (in attesa della prescrizione). Ma la lentezza non è certo dovuta alla certezza della pena visto che la maggioranza dei reati sono impuniti, a volte neanche denunciati per sfiducia nelle istituzioni.

Con queste premesse i continui proclami di ordine, le grida manzoniane che annunciano inflessibili repressioni di complessi fenomeni sociali fanno sorridere. Anche perchè l’altro piatto della bilancia ci ricorda che alle parole non seguono i fatti, anzi i soldi! Il crimine non si combatte con le parole ma con i mezzi messi a disposizione dei magistrati e dei poliziotti.

Moralismo, demagogia, ipocrisia. Questa la bussola del governo attuale.
In Italia si annunciano di continuo le manette: agli evasori, ai clandestini, agli ultras violenti. ma sono solo annunci elettorali.

Se qualcuno degli illuminati statisti italiani andasse a rileggere Cesare Beccaria forse gli sovverrebbe che non sono le pene draconiane il deterrente al crimine, bensì la certezza della pena.
E cosa c’è di più aleatorio in Italia? Tra sanatorie, condoni, amnistie (7 in 62 anni) indulti e prescrizioni il carcere è una istituzione per i soli disperati, chi non riesce a sfruttare le scappatoie del sistema, insomma chi non ha denaro: tossicodipendenti (27% della popolazione carceraria) e immigrati (33%). Certe categorie sociali il carcere non lo sfioreranno mai.

Forti con i deboli, collusi con i forti.
Infierire anche contro le prostitute, per la maggioranza schiave brutalmente sfruttate, è un colpo di genio illuminante. Ci sarebbe da indignarsi ma consola il fatto che rimarrà solo il solito manganello roteato a vuoto in aria.
Continuino a strillare isterici “law and order”.
Un paese senza legalità
ha già perso in partenza qualunque lotta contro il crimine perché: “la società prepara il crimine, il criminale lo esegue”.
[photo credit: wikipedia]

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  1. 13 settembre 2008 alle 15:46

    Esatto. La certezza della pena sarebbe il deterrente migliore contro la criminalità. Ma in Italia si sa che i furbi (e i potenti) la fanno franca…Poi ci sarebbe molto da riflettere sulla situazione delle carceri italiane.Il carcere non dovrebbe solo essere il luogo in cui scontare la giusta pena, ma anche quello in cui l’individuo che ha sbagliato viene recuperato alla società.Nelle carceri italiane (salvo qualche isolato caso) questo non può avvenire data la condizione indecente in cui versano…

  2. 13 settembre 2008 alle 16:07

    Hai ragione. Il carcere italiano non ha nulla di rieducativo è solamente punitivo e criminogeno. Sulle condizioni disumane delle strutture penitenziarie sarebbe da farne un dossier.

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