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Il Big Bang del web: Google la creatività del monopolio

La ricerca (ovviamente su google) di Google Chrome da oltre 11 milioni di risultati.
Il nuovo browser è uscito da due giorni ma non c’è sito, giornale, tv o radio che non ne ne abbia già abbondantemente parlato.
Tutti si sono sentiti in obbligo di accennarlo, annunciarlo, recensirlo, provarlo, compararlo…. insomma pubblicizzarlo. Molti, per partito preso, hanno già usato il termine “rivoluzione”. Il nuovo vince sempre. Un enorme hype, un eco planetaria raramente osservata.
Ovviamente chrome non aveva necessità di tutti questi spot gratuiti. Ma il genio cresce prima nel marketing e poi nel prodotto. Poi va da sé che l’invito a scaricare Chrome sull’homepage di quello che ormai è il motore di ricerca per antonomasia, facilita il successo del prodotto. Più sei grosso, più ti espandi.

Coerentemente (!) neanche io mi sottraggo al parlarne, ma per fare considerazioni diverse, non sul browser in sé.
La famiglia dei prodotti Google è una macchina inarrestabile. Per la sua qualità si impone comunque e ovunque. Io mi accosto sempre senza pregiudizi (positivi) ma alla prova dei fatti il googlismo mi travolge (ad esempio Gmail).
Google è un cannibale incamminato sulla strada del monopolio relativo a molti aspetti del web. Percorre un percorso di creatività ma questo non toglie i dubbi e le paure connesse a questo sempre più possente monopolio.

Come è accaduto che il web, il luogo aperto a tutti, dove tutti possono mostrarsi, creare, proporre, l’orchestra a voci infinite, stia diventando dominio di poche società?
Alla fine noi tutti ci ritroviamo a usare gli stessi prodotti, navigare gli stessi siti, installare gli stessi applicativi. Il ventaglio di possibilità è enorme eppure le scelte della maggioranza cada sempre su tre o quattro leaders. Non provate anche voi la sensazione che la rete così vada a restringersi? Io avverto il rischio che si formi un web mainstream compresso dalla forza centripeta di pochi nomi “forti” e un pulviscolo diffuso di web che sopravvive semi disperso ai margini del nocciolo duro della galassia.
Google è una sorta di Big Bang della rete, da lì ormai sembra espandersi la rete stessa (o l’Universo, se preferita)
Non possiamo più prescindere dalla grande G: è il ragno che fila la rete.

Questo paradosso induce a riflettere. Esiste un dato positivo: fino a pochi anni fa internet explorer (prodotto che non sopporto) era un monopolista inattaccabile, oggi voci nuove (Firefox in primis) e Chrome, appunto, ne mettono in crisi il regno. Quindi sulla rete i monopoli possono essere abbattuti più facilmente che nell’economia reale. Questa è una delle forza della rete ma neanche nello spazio virtuale i monopoli (o i duopoli) migliorano il “mercato” che dominano. La questione è forse di creatività quando viene messa in campo è dirompente. Spero solo che no tocchi passare dal monopolio A a quello B.

Chrome mi è sembrato molto più leggero e veloce degli altri browser ma, per adesso, resto fedele alla vecchia e rodata volpe di fuoco che tante soddisfazione mi ha dato, però sento, chissà perchè, che il futuro sarà cromato…
[photo credit: wikipedia]

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  1. 7 settembre 2008 alle 15:48

    Io ho scaricato Chrome per provarlo e non l’ho più abbandonato. E’ molto più leggero e versatile di quel ferrovecchio di Explorer. Firefox invece lo uso sul Mac al posto di Safari. Il rischio monopolio però è reale, del resto entrambi ci esprimiamo attraverso blog che vanno su piattaforma Blogger, guarda caso anche questa di Google. Trovo inquietante che Google all’inizio ispirasse simpatia perchè alternativo al colosso monopolista Microsoft ed ora si trovi nella stessa posizione dominante. Ci salverà Steve Jobs?

  2. 8 settembre 2008 alle 19:54

    Ne dubito…

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