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La società dei caleidoscopi al buio

“Nessun uomo è un isola” (John Donne)
e così viviamo a contatto degli altri, cercando di conoscerli e comprenderli. Ma siamo tutti reciprocamente estranei.
Indossiamo maschera e corazza e proponiamo agli altri un nostro Io costruito ad uso della vita sociale formale. La polpa del frutto la concediamo ai pochi che dopo lungo tempo dimostrano di meritarlo, gli altri dovranno accontentarsi sempre della buccia.

Una considerazione banale che oggi mi ha invaso brutalmente: ma chi sono veramente le persone che penso di conoscere? C’è tutta una società sconosciuta che marcia sommersa, nascondendosi per la dittatura del super io.

Dove sono i fedifraghi, i clienti delle prostitute, i cocainomani? Non ne conosco nessuno.
Chi ha mai incontrato gay, assuntori di psicofarmaci e ex alcolisti? Cosa da non dire, segreti da portarsi nell’aldilà.
Prendendo ad esempio i clienti delle prostitute che censimento potrei fare? Io non lo sono, mio padre non lo è, i miei amici no, i miei colleghi neanche. Tutti in modo certo, ci metterei la mano sul fuoco. Eppure, possibile? Non è già un campione rappresentativo? O sono fortunato e conosco solo uomini probi?
La stessa sensazione quando la televisione intervista i vicini di casa dell’omicida di turno “Lo conoscevo era un brava persona” e altre mille frasi di stupore e sorpresa angosciata: stupiti perché Loro “lo conoscevano”, il mostro appariva “come noi”, aveva un comportamento sociale conforme.

Sia chiaro che non sono qui per giudicare o biasimare. Non voglio entrare nel merito di atteggiamenti considerati socialmente immorali o devianti o perversi, in ogni caso condannati. Alcuni li condanno anch’io altri li considero assolutamente neutri, alcuni mi generano pietà, altri rabbia. Ognuno può avere il suo giudizio.
Quello che è certo è che viviamo una società dura e cattiva che riesce solo a giudicare. E dentro ogni giudizio c’è una condanna (a volte giusta, a volte sbagliata, a volte assurda). Non parlo di legge, ma di disprezzo sociale dei benpensanti, cioè coloro i cui scheletri non sono stati ancora scoperti.

E così gli uomini vivono in società come sommergibili pronti a inabissarsi. Schiere camaleontiche che indossano i colori sociali accettabili. Una società di caleidoscopi al buio. Ciò che vedi non è ciò che è, ogni incontro è un illusione ottica.
Pur se una metafora trita, non posso non citare l’iceberg: ciò che è visibile è solo una minima parte del totale. Io, non diverso dagli altri, estraneo a tutti, riconsidero ogni relazione con gli sconosciuti che conosco: ti vedo (ma solo in superficie), ti conosco (ma non so chi sei) e ti giudico in un certo modo (ma non ho gli elementi) ma in realtà chi sei?

“Il nostro io non è un frammento molto importante del mondo” (Bertrand Russell)

“Waiting
In the calm of desolation
Wanting to break
From this circle of confusion
How can I feel abandoned even when the world surrounds me
How can I bite the hand that feeds the strangers all around me
How can I know so many Never really knowing anyone”
Misunderstood, Dream Theater

[photo credit: progvolution]

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  1. 23 agosto 2008 alle 10:37

    Vivi 30 anni con tua moglie e non la conosci. Non siamo certi di conoscere noi stessi. Anzi a volte ti crei un personaggio e ci credi così tanto che diventi quel personaggio. Ma non sei tu. Quando si parla di multivervi, infiniti universi, forse ci si riferisce agli infiniti io. Ciao da Mister Hide!!!!

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