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Cina e Olimpiadi: la più grande macchina propagandistica mai creata

Come tutti, in questi giorni, sto seguendo le Olimpiadi “cinesi”.
Pur essendo fortemente prevenuto, l’effetto complessivo è di stupore e coinvolgimento.
La cerimonia inaugurale faraonica, l’organizzazione perfetta, le strutture sportive all’avanguardia: tutto senza pecca. Poi si aggiunge l’emozione degli eventi sportivi e il risultato è scontato: sospensione del giudizio.
Non avrei voluto, ma guardando i Giochi non riesco a distinguere lo sport dalla politica che vi sta dietro. Sono riusciti a farmi dimenticare l’abominevole operazione di auto assolvimento che la Cina è riuscita a mettere in atto. Triste da ammettere ma, a conti fatti, hanno vinto loro.
La Cina appare moderna, determinata, giovane e felice! La Cina olimpica è una gioiosa macchina da guerra a prima vista invincibile. La popolazione partecipa agli eventi con convinzione, le contestazioni interne sono praticamente nulle. Quelle internazionali, rabbiose e scomposte prima dei giochi, si sono ammutolite con la discesa in campo degli atleti.
Hanno messo in piedi la più grande macchina propagandistica mai creata.

Mettendo in campo i loro sconfinati mezzi in termini di uomini, produzione e denaro hanno eretto un monumento all’auto affermazione del loro regime politico. Ma, come se non bastassero le loro risorse virtualmente infinite, il consesso degli stati democratici ha voluto regalargli l’immensa luce mediatica che segue ogni Olimpiade degli ultimi vent’anni.
E questo nonostante le finte polemiche, il teatro della diplomazia contrariata per i diritti umani, il falso scandalo della mancanza di informazione per i giornalisti.
La 29° Olimpiade moderna verrà ricordata dagli storici come un monumento di ipocrisia. NONOSTANTE tutto ciò che sappiamo, il dirompente messaggio visivo che passa è che la Cina è come noi; tutto quello che facciamo noi, lo può fare uguale e spesso meglio che sia una maglietta o un Olimpiade (con quali mezzi non è lecito chiedere).
Lo sport è solo il grimaldello per proporsi come potenza, superpotenza, in-criticabile potenza. Con lo sfondo del pathos delle gare multinazionali ci stanno convincendo che l’impero celeste tornerà a dominare il globo terracqueo e, soprattutto, che non dobbiamo spaventarci, perchè, a conti fatti, Loro sono come Noi, interessati solo al profitto e all’apparenza. Al massimo, volendo proprio trovare una differenza, si fanno meno scrupoli sui mezzi.

Appare molto significativo che anche sul piano dei successi sportivi la Cina stia facendo il vuoto nel medagliere; è una riaffermazione dello stesso messaggio di propaganda: se c’è competizione noi primeggiamo, siamo come e meglio di voi. Quindi la Cina vive l’Olimpiade come vive il mercato: competizione universale da vincere comunque, qualunque sia il costo.

Appare evidente che grattando la patina tecnologica, chiusa la sapiente regia televisiva, rimane solo una kermesse grondante sangue e affari.
Hanno vinto loro perché tutti gli scandali e gli orrori della dittatura più potente e popolosa che l’universo abbia conosciuto sono diventati, grazie alla sprovvedutezza dell’Occidente, solo affari interni, come da anni latrava il regime cinese. Il primo piano sulla facciata di modernità e prosperità proposta 12 ore al giorno dalla televisione, dai giornali e dal web, mette sullo sfondo, in ombra, tutti i punti oscuri lungamente ripetuti dai rapporti di Amnesty international. Ricordiamoli solo brevemente:

  • Medaglia d’oro: pena di morte, tortura, genocidio tibetano e dell’etnia uigura;
  • Medaglia d’argento: censura, repressione religiosa e politica
  • Medaglia di bronzo: sfruttamento massivo dei lavoratori (anche bambini), mancanza di diritti sindacali.

Un bel medagliere il cui ordine può essere invertito a scelta. Chi ingenuamente pensava che portare sotto i riflettori la Cina avrebbe indebolito il regime, incrinato il muro di orgoglio nazionalistico che sembra serpeggiare tra i giovani cinesi, ebbene si sbagliava di grosso.
Un vero boomerang grazie al quale la Repubblica Popolare Cinese esce rafforzata, e l’Occidente, umiliato nel suo goffo tentativo di tenere un piede in due scarpe (affari e diritti) , indebolito dalla caduta rovinosa e compromissoria; alla fine i paesi (presuntamente) difensori dei diritti civili sono stati smascherati e messi a nudo di fronte alla propria impotenza.

L’indignazione pelosa dei paesi “guida” è solo un inchino travestito alla potenza economica orientale. “Mi odino, purché mi temino” (Oderint dum metuant) soleva dire l’imperatore Tiberio, oggi l’Occidente dovrebbe dire “Ti temo, perciò ti amo”.
Il PIL vince sui diritti umani. Gli investimenti finanziari e industriali della Cina in Occidente e viceversa sono così ramificati da essere essenziali a entrambe le economie. E, ormai l’abbiamo capito tutti, dove prospera l’economia, etica e politica possono serenamente affondare.
La Cina è cattiva? Viva la Cina!


[Prime due immagini fotomontaggi Progvolution]

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