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Studiare per un concorso: stati mentali alternati e alterati

Mi appello al mio spazio pubblico per farmi un po’ di chiarezza.

Passo la preselezione di un concorso pubblico e devo affrontare gli scritti (2 elaborati scritti).
Ho 19 giorni per prepararmi dopo anni di abulia mentale e senza più attitudine allo studio.
Ci voglio credere e quindi investo soldi (viaggio, albergo, libri, codici) e vita (giorni di ferie, rinuncia alle vacanze e al tempo libero).
L’impresa è dura e, fin da subito, più vado avanti, più mi sconforto.
Provo rabbia per lo spreco di quello che ho investito.
Provo frustrazione perchè questa è oggettivamente una delle poche occasioni che avrò per lungo tempo per migliorare il mio status economico, per levarmi dal precariato e dalla mestizia di vedersi sopravanzato da tutti gli altri.
Pensavo di riuscire a studiare come un dannato, senza requie, con cattiveria e assoluto spirito di sacrificio. Come mi capitava a 20 anni. Ebbene non è più così.

Mi sono imprigionato in casa, sono 5 giorni che non accendo il cellulare e ho ridotto al minimo il pc. Non penso che servirà a nulla, ormai mancano 3 giorni alla data fatale e sono veramente in alto mare, naufrago direi. Una preparazione affrettata, superficiale e passeggera che nonostante i lunghi gironi di impegno non mi ha lasciato nulla. E provo fastidio perchè non sono riuscito a dedicare tutte le ore che avrei potuto allo studio, perchè dunque non ho messo in campo l’abnegazione necessaria. Mi sono tradito da solo. Delusione auto-procurata.

Dicevo che lo studio non mi ha dato nulla. Anzi no. Un male di vivere generalizzato, profondi rimpianti, sensi di colpa, odio verso me stesso e verso il sistema.
Sto vivendo alternativamente stati di profondo prostrazione e mestizia e stati di assoluta rabbia violenta. Mai sentito così in bilico mentalmente.
Le contraddizioni esplodono nella testa e nello stomaco. Si alterna il senso del dovere, al senso di inutilità, folate di cauto ottimismo e baratri in cui tutto appare totalemente perduto.
Sono consapevole che poi le cose dure della vita sono altre ma, inevitabilmente, quello che si vive hic et nunc, appare tragicamente disperante.

Ma ora mi manca la lucidità per capire cosa esattamente so o non so, cosa voglio e cosa faccio finta di non volere, cosa è necessario e cose inutile. Troppe nozioni insieme, troppe ore a cercare a fare vuoto nella mente per inserire concetti. Fare vuoto, quasi una pratica zen ma in questo caso invece che portare armonia crea ansia e panico.
Nei giorni un senso di alienazione profondo si è impadronito di me, vado avanti per inerzia guidato da forze estranee, subite. Mi aggiro svuotato, un manichino o meglio un crash test dummy. Interi giorni di vita accantonati, persi per sempre, spesi in un investimento oculato come comprare azioni Parmalat.
Un grande sforzo, un piccolo risultato… che non verrà.
Sono stato sciocco.
Spero almeno di aver imparato qualcosa (non di dirtto amministrativo, ma di vita) ma ne dubito.
[photo credit: wikipedia]

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  1. Anonymous
    20 luglio 2008 alle 20:41

    Penso che niente a questo punto possa aiutarti! Tuttavia, voglio partecipare al tuo stato d’animo scrivendoti un bellissimo aforisma di Goethe che dovrebbe farci riflettere”Non è forte colui che non cade mai,ma colui che cadendo si rialza.”Con amicizia Lilli

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