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Le attese e le pulsazioni di un concorrente di un concorso pubblico (breve racconto in quattro episodi) – Parte 4 di 4

Parte 4: Cercando soluzioni, trovando Pirro

Con sincerità ammetto che non devo fare una cronaca denuncia. L’organizzazione logistica del concorso è stata eccellente, curata da una società che si è servita di bella e scaltra gioventù. Questi ragazzi sono gli unici che da questo concorso pubblico ci hanno guadagnato di sicuro (magari poco, ma sicuro).
Per noi concorrenti, per la grandissima parte di noi, sarà solo una perdita di Tempo, denaro e sudore.
C’est la vie!

Arrivano le 11.30, comincia l’afflusso. Attendo di entrare.
Attendo di registrarmi. Alle 11.50 sono accomodato nella mia postazione costituita da un seggiolino del primo anello, una penna e una tavoletta di plastica per metterci su il foglio: funzionale, penso sia una soluzione studiata da una società giapponese leader del settore.

Non nego di invidiare, c’è una prima volta per tutto, le donne in stato interessante che si godono un meritato tavolino posizionato al centro del parquet
Battiti stazionari: 76.
Ormai attendo solo l’inizio della prova. Nel frattempo fraternizzo con la ragazza che mi è accanto molto giovane e inesperta, talmente ingenua che mi fa tenerezza, in bocca al lupo anche a te!

Attendo. È l’ora delle spiegazioni, degli inviti, delle raccomandazioni, degli appelli da parte della commissione.
Finiscono gli orpelli, finisce l’attesa.
3,2,1 Via! Si inizia! Sembra giochi senza frontiere. Ho 90 di battito.
65 minuti in apnea. 39 secondi per domanda. Nelle prime domande mi ritrovo abbastanza e mi tranquillizzo. L’unica spina nel fianco costantemente è il tempo. Tutto il giorno tra attese e sprechi di tempo e ora ,che ne avrei bisogno, mi viene sottratto dalle lancette, crudele!
20 risposte, guardo l’orologio: sono lento. Non ho tempo di prendere il battito ma penso sia alto.
Aumento il ritmo di risposta e la testa mi ricomincia a pulsare.
Mi sale una certa angoscia: a questa velocità tendo a fare cazzate. Un respiro, ci penso e mi convinco che è proprio questo che vogliono e quindi mi impongo di non pensarci.
È così per tutto il tempo: guardo l’orologio, sono lento, accelero, guardo l’orologio….

Finito. Sono soddisfatto ipotizzo, più o meno ad minchiam, 93 su 100, forse non basterà ma io, come diceva il manuale delle giovani marmotte, ho dato il meglio di me!
Ho dato quello che potevo: qui e ora. Quindi aspetterò i risultati del 30 giugno senza rimpianti.
Non possiamo uscire subito. Dobbiamo attendere 5 minuti per le ultime operazioni. Nel frattempo ci informano che l’86% dei candidati ha defezionato, beh, li capisco!!!
Una sgroppata lunga e faticosissima.
Mi rimane solo il percorso di ritorno (in treno, l’aereo mi è servito solo per risparmiare il costo di una notte in albergo) e le attese conseguenti.

Ora sono qui in seconda classe con le gambe strettissime, scrivo questo racconto sulla moleskine con di fronte un libro di Calvino e negli orecchi la musica dei Puressence (che beltà travolgente “Near Distance”).
Battiti? Ho tolto l’orologio quindi non so. Penso normali anche se la testa continua a pulsarmi e i muscoli degli occhi fanno le bizze.
Sono solo stanco e mi aspettano 6 ore di treno con il pensiero fisso: vittoria di Pirro!
Sto tornando a casa. Mentre una vivacissima bambina di S.Donà passa il suo tempo a tirarmi calci, giaccio esanime e mi atterrisce l’idea che poi dovrò digitare tutto questo…

P.S. Attesa del treno, dell’aereo, della metro, dell’apertura delle porte, dell’inizio del compito, ecc, ecc, ecc…. Quanti tempi morti se fosse un film non lo guarderebbe nessuno!
[foto Wikipedia]

Leggi la Parte 1: Il piacere di viaggiare

Leggi la Parte 2: Ah, la Capitale…

Leggi la Parte 3: Il sol dell’avvenir

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