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Fragili forze contro un mondo vampiro

Oggi è volato via in una serie di futilità dietro l’altra. È incredibile come un giorno intero possa scomparire così, sbrigando faccende operative e lasciandoti solo stanchezza.

La cosa più inutile di tutte è stata il lavoro. Sempre più rincorsa verso il vuoto, sempre più straniante, sempre la stessa domanda…ma cosa faccio?
Forse mi ripeto.
Prima rileggevo qualche mio vecchio post (in inglese a dire il vero, e mi fa un gran bel effetto!) e devo dire che mi ci riconosco parecchio (affermazione forse demenziale…). A volte mi sono stupito a rileggere qualche frase che mi sembrava tanto ben scritta che ho cominciato a domandarmi se l’avessi scritta veramente io.
Non è una vanità, è solo per segnalare che ciò che è nostro qui e ora e che ci appare urgente, intimo, fondamentale, una volta scritto si sgancia da noi, si allontana, cambia contorni e alla fine scolorisce. Il pensiero sepolto è la goccia che ti erode, la parola è terapeutica.
L’unica cosa bella è stata vedere per pochi minuti le nipoti. Lo dico solo perchè le dolci bambine mi hanno chiesto se scrivo di loro qua dentro: accontentate! (vi vogliamo bene).

La stanchezza della routine ci ha portato a declinare l’intenzione di andare a vedere un concerto che sta iniziando proprio adesso (le nuove rotte del Jazz a Trieste). Ma in fondo è la cosa meno negativa della giornata. Dopo la mia giornata ho solo voglia di dire che la gente sta male (“Vivere male prima o poi ti fa male/E tu vendi come un sogno la normalità/Che mi ucciderà” Afterhours) e, siccome se lo nasconde, peggiora continuamente.
E tutti sembrano più belli, realizzati, felici e soddisfatti di me.
E mi va bene così.
Se non fossi così stanco avrei la rabbia necessaria per fare il mio solito post con la linea “Giù duro!”, altra puntata del sempre-adolescente livoroso e frustrato.
E invece no. E non ho scuse.
Buona notte

“Well I’m coming home again
on a future missing plane
and there’s water on the window
a message in the rain
Just when I thought all was lost
nothing could describe it
If you’ re fighting for a cause
nobody should hide it
Here’s my excuse, here’s my excuse
and I don’t know any better
who do you lose, who do you lose
when you don’t know any better “
Don’t Know Any Better*, Puressence (Don’t Forget to Remember, 2007)

* Proprio oggi ho ricevuto il singolo (cd + 7” autografato + dvd) con una b-side (Sold Unseen) solo voce e chitarra da lasciare senza fiato.

[Foto Progvolution]

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  1. 24 maggio 2008 alle 07:32

    dolce foto…….dolce sabatodolce domenicadolce maggiodolce 2008dolce vita

  2. 25 maggio 2008 alle 20:23

    e… dolce Saba!

  3. 1 giugno 2008 alle 02:11

    Caro Prog, ma meno male che abbiamo i mille modi di ARTE per sollevarci dalle nostre inutili giornate lavorative, vero?Arte come fotografia, Arte come parole scritte ma anche lette, Arte per ritrovarsi… Certi rapporti sono un Arte, l’amore è un Arte…In una grande città (non in questa, ma ho trovato esempi anche qui) ho visto giornalai e tassisti sopravivere (vv?) solo grazie all’arte… 🙂

  4. 2 giugno 2008 alle 19:12

    Cara Marina,hai colto nel segno!Hai preso l’elemento del mio post che era nascosto ma che era il cuore del mio pensiero.Ottimo radar.L’Arte ci salverà…Colpito e affondato(“Ho visto anche impiegati felici”…)

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