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Rabbia contro l’assedio degli ominicchi

“L’umanità […] la divido in cinque categorie:
gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà.

Pochissimi i primi e pochi i secondi; gli ominicchi […] sono scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi, i pigliainculo sono un esercito mentre i quaquaraquà dovrebbero vivere con le anatre nelle pozzanghere…”

(Il giorno della civetta, Leonardo Sciascia)

Mi sento travolto dalla rabbia e dalla frustrazione. Sono furioso! A chi interessa? Se fossi una rockstar devasterai la mia chitarra! Se fossi un tennista fracasserai la racchetta sulla terra rossa! Se fossi alla catena di montaggio saboterei il mio macchinario! Ma sono un figlio di un Dio minore e non ho simboliche parti di me da distruggere. La frustrazione nasce dal drammatico senso di impotenza verso le bassezze dei mezz’uomini, le meschinità degli ominicchi, le invidie dei pigliainculo, l’opportunismo imperante dei quaquaraquà.

La società mi affoga in un loculo di mediocrità, io ho solo cercato di trasformarlo in un rifugio di dignità. Chiedo troppo?

Non ho ambizioni, ho avuto delle piccole fortune che mi evitano di dover sporcarmi le mani di troppi compromessi (nel Belpaese non riesco neanche ad ipotizzare di non doverne fare proprio…[sic!]). Ma non c’è niente da fare, le invasioni dell’altrui bassezze mette in crisi il mio delicato equilibrio. La mia vantata serenità diventa, a via di accumulare, di inghiottire, di far finta che non importa, rabbia incontrollata.
Oggi è uno di quei giorni. Pericolo.

Ogni giorno a fare lo slalom tra i caporali, scansando le loro (presunte) sottili strategie finalizzate al loro tornaconto personale e, chiaramente, a tuo detrimento. Nulla di incredibile sia chiaro. Non è Il Male, è solo mediocre cattiveria interessata. Non importa che sia dettata da vanità, da egocentrismo, da interesse. Parlano un idioma sconosciuto i cui tabù sono la schiettezza e l’obiettività.
Troppo retrò parlare di codice morale? Forse no, accettando il fatto di essere
un perdente, un fallito, un infelice. Mi sta bene. Loro sono i vincenti, fanno carriera circondati da status symbol, rassicuranti relazioni sociali e appaganti rapporti di lavoro. La canzone diceva “tu mi rubi l’anima” ed è così anche per me, solo che il furto non è perpetrato dall’amore ma da coartata sopportazione. Sono pacifico ma mi verrebbe di passare alle vie di fatto. Nascondo una violenta natura rissosa? Esagero?
Accetto consigli.
Ma che sia un consiglio convincente perché sono stufo marcio di EgoMostri che cercano di ingannarti con la pervicace convinzione di riuscire a fregarti indossando maschere di ipocrisia, abbozzando facce di circostanza, modulando, con patetiche moine, adulazione e (velata) minaccia.
Il loro canto flautato, un epica di banalità, nasconde sempre un doppio fine, un retropensiero gretto. De Andrè diceva

voi avete voci potenti, lingue allenate a battere il tamburo/voi avevate voci potenti adatte per il vaffanculo”.

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  1. 25 aprile 2008 alle 08:33

    ognuno e’ libero di vivere come vuole, ma deve rispettare gli altri, se e’ vero che deve essere libero. sono daccordo con te

  2. 25 aprile 2008 alle 09:26

    dimenticavo… l’immagine e’ geniale, quasi un autoritratto! enjoyyourlife

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