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Il dissenso! Finalmente!

Siamo stati a vedere un bel concerto: i Brainville 3. Musicisti con un passato illustre: jazz, avanguardia, progressive, psichedelia, art rock e quant’altro. E’ un concerto a cui sono andato due volte (vedi il mio post di ieri) e, insieme, è un concerto a cui non dovevo andare (volevo andare a vedere Miriam Makeba ma era tutto esaurito). E’ stata un’esperienza. La musica non era facile, senza appigli, sghemba. Nessuna melodia tranquillizzante o ritmica precisa da seguire battendo il piede. Il contesto era un festival jazz, ma neanche per i cultori del genere la performance era facilmente digeribile in quanto si è sentita musica totalmente contaminata in ogni respiro e chiaramente votata a rompere schemi e tradizioni codificate.

Il cantato, se così si può chiamare, era alienante, un recitato (spoken words) che non voleva essere né melodioso, né intonato. Canzoni lunghissime con lunghe parti strumentali, andamenti obliqui, esplosioni sonore, schegge impazzite di loop e campionamenti. Insomma una sfida per l’ascoltatore.
Ed ecco la sorpresa: dopo la prima canzone (20 minuti penso) e, ancor più, dopo la seconda, molte persone si sono alzate e se ne sono andate!
Ero contento finalmente , dopo tanti anni di acquiescenza generalizzata, ho visto il giudizio critico all’opera!


Improvvisamente, il dissenso, i
n
diretta!
Ho sempre riflettuto
sul fatto che quando assistiamo c
ollettivamente alle rappresentazioni d’arte rimaniamo tremendamente condizionati.
In tutti i film, rappresentazioni teatrali e concerti che ho vissuto ho assistito sempre a due spettacoli: oltre all’opera d’arte variabile, alla recita del pubblico pagante che segue sempre lo stesso copione.

Tutti ad applaudire, urlare l’incoraggiamento, un costante, immancabile, estasiato apprezzamento unanime!
Possibile? Siamo sempre tutti compiaciuti allo stesso modo?
Tutti che ci strappiamo i capelli implorando, godendo, per il bis?
Se applaude il vicino, applaudo io, Se la platea è estasiata, la galleria fa standing ovation!
Se dietro di me si tessono di lodi, davanti a me si fa agiografia.
Suggestione. La chiamano psicologia della massa.
Ci sentiamo in dovere di partecipare positivamente, di apprezzare, forse per i soldi spesi, forse per la paura di esplicitare il fatto che quello che è piaciuto agli altri a noi ha fatto schifo.
Paura di essere diversi e non accettati. Terrorizzati dall’idea di dover sostenere il peso di un giudizio critico di minoranza.
Invece ieri no. Bravi! Non ero d’accordo con voi (insieme alla maggioranza) ma vi ho ammirato. Almeno con uno spettacolo “estremo” avete avuto la forza di esporvi, di fare valere l’opinione della minoranza. Siete stati eroici, senza ironia.

Per quanto mi riguarda il concerto mi è piaciuto molto. Certo è una musica che posso vivere esclusivamente come performance live. Da questo punto di vista è stata notevole in alcuni punti ed irresistibile nel suo lanciarsi in fughe strumentali lanciate nello spazio di non so quale scrittore fantasy.
Musica non facile, dicevo, ma che per questo mi ha tenuto sempre in tensione, ha aumentato la concentrazione per cercare di “capire” la direzione imprevedibile che voleva prendere (urla o sussurro?) ed alla fine il tempo è volato!

Un’ultima nota: il batterista mi ha colpito incredibilmente. Una furia ritmica, un mostro di tecnica (a piedi scalzi!) e di partecipazione, un coinvolgimento assoluto. Riusciva incredibilmente ha riunire capacità tecnica sopraffina con una totale partecipazione emotiva alla musica. Di una bravura ipnotica sembrava una dea Kali con 20 braccia che si libravano nell’aria. Insieme lievi, potenti e sopraffini!
Così quando, ad un certo punto, gli è scivolata la bacchetta destra l’ho adorato: questo ridiventare per un attimo umano me l’ho reso, nell’errore, perfetto.

“Non saremo mai come voi, siamo diversi
Puoi chiamarci se vuoi, ragazzi persi”
Mai come, voi – Tre allegri ragazzi morti

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  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. 28 luglio 2010 alle 19:32

Spazio al dissenso

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